Il “grillismo” ed mito della “violenza creatrice” di Sorel

L’interpretazione e l’analisi dell’indubbio successo del M5S pongono problemi ed opportunità  politologiche alquanto stimolanti. Abbiamo ricordato in un post precedente la teoria di Polibio sulla evoluzione dei regimi (Anaciclosi) come chiave di lettura di questo periodo storico di incertezza e transizione post-democratico (Oclocrazia).

In questo senso, la fino ad ora pacifica “rivoluzione 2.0” compiuta dal movimento di “Beppe Grillo & Associati” può  certamente svolgere il ruolo rigeneratore che Georges Sorel nel suo saggio del 1908 “Réflexions sur la violence” assegnava alle masse popolari guidate dal pensiero rivoluzionario marxista.

Quella violenza di piazza e di classe, presupposto necessario all’inizio del XX secolo per liberare quella forza rigeneratrice e’ stata fino ad ora sostituita dalla violenza verbale del leader del movimento; una violenza verbale dura, “sfascista”, nichilista se vogliamo, ma che ancora non ha causato un solo morto nelle piazze (elemento positivo non da poco).

Ora, la questioni fondamentali sono le seguenti:

1. basterà questo surrogato di violenza creatrice per ridisegnare gli equilibri di potere in Italia?
2. come reagiranno le élites tuttora dominanti nel caso il tentativo di cooptazione in corso non abbia successo?
3. come reagiranno i veri poteri forti del nostro paese (potentati economici e finanziari, mafie, Vaticano, servizi segreti, etc, essi stessi legati da patti di non belligeranza nella migliore delle ipotesi e di collaborazione nella peggiore)
4. che effetto avranno i nuovi equilibri interni sul piano internazionale e sulla costruzione Europea in particolare?

Alcune prime risposte alle questioni le vedremo nelle settimane prossime quando potrebbero manifestarsi indicatori fondamentali per decifrare le dinamiche della lotta di potere in atto.

E fu a Bologna che scoppiò la prima bomba, 
fra una festa e una piadina di periferia. 
                                              A. Venditti

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