Il Montenegro si profila definitivamente come il porto franco di riferimento per grossi traffici illeciti da e per l’Europa?

Siamo partiti giorni fa con una discussione rispetto ad una notizia relativamente minore (la vendita dell’azienda statale montenegrina produttrice di armamenti Link all’articolo originale su “DefenseNews) , che ha suscitato i commenti di vecchi amici di Candidati Senza Voce Bobbie Kostov e Francesco Preti .

Questa “sensazione” e’ stata proprio oggi corroborata dal recentissimo rapporto della Commissione Europea sull’allargamento che senza mezzi termini accusa il primo ministro Milo Djukanović per gli scarsi progressi compiuti dal Montengro, che non e’ quindi piu’ considerato in prima linea fra i paesi che prossimamente potrebbero entrare nella Unione Europea (o in cio’ che in futuro rimarrà di essa). Si veda il dossier Enlargement report e l’analisi di Matthias Menk.

Al di la’ dell’adesione o meno e delle generali perplessità che abbiamo più volte manifestato rispetto al processo di allargamento, riteniamo estremamente pericolosa la presenza di un ennesimo “NarcoStato” nel cuore del mediterraneo, a poche decine di miglia nautiche dalle coste italiane, che funga da santuario per la malavita organizzata ed il traffico di armi internazionale.

Sia chiaro, non vogliamo interventi armati, isolamenti fittizi buoni solo per rimanere in pace con la propria (cattiva) coscienza o prove di forza che possono solo peggiorare la situazione, ma una presa di posizione sgombra da ipocriti ragionamenti dettati dalla pura convenienza, che parta dal colpire in primo luogo chi di queste novelle “Tortuga” ha fatto il proprio rifugio extraterritoriale. Kosovo, Montenegro ed altre realtà della ex Yugoslavia ma non solo non possono rimanere buchi neri nella cartina d’Europa, ricettori di fondi comunitari per l’allargamento o semplicemente per mantenerli in piedi ma che si prestano, probabilmente loro malgrado, a fungere da incubatrice o scudo protettivo al malaffare malavitoso e finanziario internazionale.

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