Se invia aerei da combattimento, Italia dichiari subito stato di guerra con lo Stato Islamico!

E’ di queste ore la notizia che l’Italia invierà aerei da combattimento e personale militare di supporto contro le forze del sedicente Stato Islamico (noto anche come ISIS, ISIL).

Noi di CSV non siamo pregiudizialmente contrari ad andare e spianare le posizioni dell’ISIS fino che non ne rimanga più uno in piedi, sia chiaro, ma va evidenziato che:

  • La questione non e’ stata discussa in parlamento, a quanto e’ dato sapere. Questa discussione e’ oltremodo necessaria in modo da chiarire le ragioni della partecipazione e quali siano gli interessi strategici del paese che andiamo a difendere, onde non avere poi i soliti piagnistei e ripensamenti al primo militare italiano che ci lascia le penne;
  • La partecipazione alle operazioni militari deve implicare anche una ridiscussione strategica sulle ingerenze internazionali nella regione e sul ruolo delle potenze regionali (Turchia ed Iraq in primis), altrimenti non si sara’ ancora seccato il sangue dei caduti che saremmo daccapo con l’ennesimo Madhi di turno;
  • La partecipazione deve essere condizionata alla convocazione al più presto una conferenza internazionale sulla stabilita’ della regione.


Tutto questo senza considerare la probabile strumentalizzazione del nostro impegno da parte del “grande fratello” d’oltreoceano che sta giocando una partita pericolosissima in Siria, che ha già causato troppi danni ed un colpo enorme alla pace e stabilita’ in Medio Oriente.

E senza contare il fatto che se si dichiara guerra all’Isis lo si riconosce di fatto come soggetto belligerante ed occorre applicare ai loro combattenti le guarentigie previste dalla Convenzione di Ginevra, cosa che gli USA non vedrebbero di buon occhio (non ci sarebbe potuto essere una Guantanamo in questo caso).


Lo status di guerra e’ necessario anche e soprattutto per salvaguardare il personale militare in questione, in modo che non si ripeta quanto successo durante la guerra del golfo, che non vide riconosciuto lo status di prigioniero di guerra all’e
quipaggio abbattuto in Iraq, con il Bellini che intraprese una lunga e difficile battaglia giudiziaria contro il muro di gomma opposto dai vertici dell’AMI e dal governo.

Bando alla solita ipocrisia ed all’italico armiamoci e partiti … se deve essere guerra, che guerra sia, ma propriamente dichiarata, combattuta e conclusa in base alle regole internazionali consuetudinarie e pattizie che ne regolano la condotta.

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