Alcune riflessioni sul “diritto” alla casa

A margine di una discussione sul “diritto alla casa” nel gruppo di CSV su FaceBook, riteniamo che sul tema occorra un ragionamento che tenga conto dei seguenti fattori:

  • Gli abusi sulle liste di assegnazione negli ultimi 5/6 decenni;
  • La spesso allegra gestione del patrimonio edilizio da parte degli enti preposti, inclusa la frettolosa svendita di parte della dotazione in base a criteri poco trasparenti; 
  • La mancanza di un elenco trasparente degli occupanti;
  • La scarsa considerazione rispetto ad una gestione efficace ed efficiente in termini economici del patrimonio edilizio pubblico 
  • La necessita’ di una chiara distinzione fra le vere situazioni di disagio e quelle di comodo
  • La strumentalizzazione politica dei “movimenti per la casa” sul tema
  • Le aspettative dei piccoli proprietari di beni immobiliari relativamente al ritorno del proprio investimento, della disponibilità del proprio bene e degli oneri di natura fiscale ed amministrativa che esso comporta.

Detto questo, la nostra impressione generale e’ che il VERO problema riguardi una MINIMA fascia della popolazione, vale a dire:

  1. disabili fisici o psichici, malati non autosufficienti,
  2. ragazze madri, giovani famiglie monoreddito (basso) o senza reddito
  3. nicchie di disagio sociale o economico marginalizzate da sistema economico da valutarsi caso per caso

Le persone rientranti nelle categorie 2. e 3. potrebbero poi trovarsi in quella situazione solo transitoriamente ed in futuro perdere questo tipo di “diritto”.

Tutti gli altri, non vediamo perché dovrebbero accampare “diritti” su beni che potrebbero aver acquistato durante la loro vita lavorativa (non siamo stati SEMPRE in crisi nei decenni scorsi) o che potrebbero prendere in affitto se avessero utilizzato con giudizio i proventi del proprio lavoro.

A quanto ammonta quindi la fascia di popolazione REALMENTE problematica e per la quale sono necessari interventi pubblici urgenti? Non lo sappiamo con precisione, fatto sta che riteniamo eticamente e moralmente scorretto che chiunque non rientri in quelle predette fasce debba usufruire di un aiuto pubblico permanente.

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