Posizione di CSV in merito alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 10.06.2015 sullo stato delle relazioni UE-Russia

CSV non ha fatto mistero di essere in posizione alquanto critica rispetto alla posizione della UE e di alcuni Stati Membri in merito alle relazioni dell’Unione con la Federazione Russa, specialmente riguardo all’imposizione delle sanzioni.
In particolare, i nostri punti di dissenso e le nostre proposte sono stati esplicitati, fra l’altro, nei seguenti articoli:
Nota: Per quanto possa apparire ridondante, ci teniamo a ribadire che CSV e’ un think tank indipendente, non una quinta colonna cosacca e quindi non accettiamo l’equazione “critici verso le posizioni UE verso la Russia = fan sfegatati ed acritici di Putin“. Abbiamo in passato espresso anche preoccupazione per la situazione democratica e per i diritti delle opposizioni nazionali e democratiche in Russia, ospitando anche loro interventi, ad esempio sul caso dell’oppositore Lev Shlosberg ed altri.
Ritornando al tema di questo articolo, qualche giorno fa il Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo ha approvato la risoluzione 2015/2001, in reazione alla pubblicazione della famosa “lista nera” del ministero degli esteri russo, contenente i nominativi di alcune personalità europee non graditi al governo di Mosca e quindi soggetti a restrizioni relativamente alla concessione di visti d’ingresso (si veda la nostra discussione in merito). 
CSV ha condotto una analisi della risoluzione cercando di comprenderne il senso e leggere fra le righe del linguaggio “diplomatico” in essa utilizzato e discusso nel merito nel nostro gruppo FaceBook.
In estrema sintesi, le nostre impressioni sono le seguenti:
La prima parte (recital incluso) è ovviamente aria fritta, con spunti talvolta di comicità involontaria ed un senso di ripicca stucchevole (roba del tipo: “e noi compriamo il gas da qualcun altro”).
 
La seconda parte invece cambia di tono e diventa qualcosa di agghiacciante. Si accusa la Russia non solo di essere un paese antidemocratico e con informazione pilotata (stiamo ancora aspettando di conoscere un paese dove non lo sia, poi un minimo di pudore si imporrebbe al paese del duopolio RAI-Mediaset), ma addirittura la si taccia di NAZISMO (questa accusa, dopo non essere neppure andati alle manifestazioni in celebrazione del 9 maggio 1945 è follia pura).
Si va avanti parlando di boicottare la stampa russa in favore di quella europea (più obiettiva, a detta della risoluzione) e, non ultimo, si accusa il Cremlino di aver insabbiato la questione dell’MH17, quando l’Europa per prima non ne ha più parlato e siamo ancora in attesa di conoscere i risultati dettagliati delle perizie tecniche.

Ora, a prescindere dalla verosimiglianza e della veridicità o meno, sono accuse violentissime: nessuno Stato (o Unione, in questo caso) può permettersi un intromissione negli affari interni di un altro paese o di giudicare un altro governo legittimo con una tale veemenza, specialmente quando poi si intrattengono regolari ed amichevoli relazioni con entità che sono accusate o si sono macchiate di violazioni dei diritti umani ben più terribili e su base sistematica. Si tratta di una mancanza di tatto e tono diplomatico che la dice lunga sull’intenzione, non sappiamo se consapevole o meno, di rovesciare definitivamente il tavolo.
L’Europa si erge a giudice, senza rendersi conto che è ormai e’ ridotta al rango di “entité négligeable” per via delle sue divisioni, della mancanza di visione e strategia, del so essere supino agli interessi di oltre oceano. 
Ci si illude di poter dettare a proprio piacimento quali siano gli standard dei diritti umani applicabili (a chi fa comodo) e di poter scegliere i propri partners in base a principi etici e non commerciali. Certo, quest’ultima sarebbe idealmente un nobile obiettivo, se non fosse ipocritamente sbandierato da una Unione che definire imperfetta e’ ancora un eufemismo, che si illude di poter giocare sullo scacchiere globale ma e’ solamente una brutta copia degli USA, senza nemmeno possedere la visione strategica, l’indipendenza energetica e la potenza militare degli americani.

Un testo del genere dal nostro punto di vista un testo del genere è inaccettabile, la Russia sarebbe legittimata a tagliare la fornitura di gas dall’oggi al domani senza scuse formali.

C’è anche un altro punto di carattere storico, culturale e geopolitico da considerare: E’ concepibili una Europa senza Russia ed una Russia senza Europa?
 

Noi temiamo che una divisione aspra e rancorosa del continente euroasiatico creerà problemi sia all’Europa che alla Russia, avvantaggiando di fatto solo la Cina, che pazientemente fagociterà entrambi, vuoi tramite l’acquisto diretto dei gioielli di famiglia, vuoi tramite la sottrazione di flussi di materie prime strategiche qualora stabilisse una duratura partnership con la Russia, che si troverebbe pero’ con uno spazio di manovra ridotto.

Come abbiamo scritte varie volte, la Russia ha bisogno dell’Europa e l’Europa, ancor di più, ha bisogno di stabilire una solida e duratura alleanza con il nostro ingombrante vicino, altrimenti usciremo indeboliti entrambi; ne va della nostra stessa sopravvivenza reciproca in quanto protagonisti sulla scena mondiale nel medio lungo termine.

Che fare in concreto, a questo punto? Tornare ai fondamentali, sederci intorno ad un tavolo e considerare quali siano i comuni interessi da rafforzare … energia, materie prime, aerospazio, lotta all’estremismo religioso, in modo da ritornare alla cooperazione, critica ma almeno chiara, della vigilia della crisi in Ucraina.

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