Il rapporto Cadbury sulla “corporate governance”: ancora attuale?

Il recente scandalo VW ma anche la polemica sui salari dei top manager, sulla delocalizzazione, sul funzionamento delle aziende di stato, sulla maniera nella quale la corruzione determina gli affari miliardari nel settore delle armi, etc, hanno nuovamente portato alla ribalta il tema della cosiddetta “corporate governance”.
Essa definisce la condotta e la responsabilità oggettiva dei “board of directors” (grossomodo i nostri consigli di amministrazione) relativamente alle gestione aziendale dei dirigenti e di come il ruolo del consigliere di amministrazione debba essere improntato a criteri che considerino non solo il profitto poco maledetto e subito ma anche gli interessi a lungo termine degli azionisti ed il ruolo sociale dell’impresa. 
Per chi fosse interessato, posto il fondamentale “rapporto Cadbury”, rilasciato nel Regno Unito negli anni ’90 da una commissione ad hoc sul tema costituita all’indomani di gravi scandali che avevano colpito il paese d’oltremanica e posto in dubbio il meccanismo di controllo dei fondi pensione. 
Oggi quei principi sono alla base, in teoria, di tutta la struttura di “governance” di Unione Europea, FMI, grosse multinazionali, etc, ma gli eventi degli ultimi tempi dimostrano che molto resta ancora da fare e che la natura umana, lasciata a se stessa, tende sempre a ricadere nelle sue ataviche debolezze.
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P.S. Adrian Cadbury e’ recentemente scomparso nel settembre 2015, lasciando di se il ricordo del suo passato sportivo, di capace imprenditore e di lungimirante riformatore.

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