Elezioni in Croazia: situazione di stallo, il nuovo partito “Most” ago della bilancia

Le prime elezioni parlamentari dopo l’adesione del paese balcanico alla UE si sono svolte nella giornata di ieri, 8 Novembre 2015.
I temi fondamentali della campagna elettorale, avvelenata anche da una intempestiva e controversa riforma della legge elettorale che e’ stata in larga parte cassata dalla Corte Costituzionale, sono stati quelli della crisi economica che ha colpito il paese e dalla più recente (in corso) crisi dei rifugiati, situazione che sono apparse non efficacemente gestite dalla coalizione “lib-lab” (socialdemocratici di SDP + liberali di HNS ed altri minori) al potere dalle elezioni del 2011.
In questa situazione appare che l’elettorato sia stato catturato dal discorso “nazionalistico” tradizionale, portato avanti dalla “coalizione patriottica” di HDZ (a suo tempo travolta dagli scandali dell’entourage di Sanader e dalla volontà dell’elettorato di andare oltre la retorica nazionalista dei tempi ormai lontani di Tudman, ma l’elettorato ha evidentemente debole memoria) ed anche dalle prospettive offerte da una formazione nuova e dalla leadership giovane e dinamica come quella del “Ponte delle Liste Indipendenti” (Most), che si e’ evoluta dalla sua base regionale dalmata ed ha impostato la sua piattaforma sulla riduzione della spesa e sul governo minimo. 
Ciò non si è comunque tradotto in un “crollo” della coalizione al governo, come qualcuno aveva troppo frettolosamente sancito al momento degli exit polls di questa notte. La situazione al momento, con praticamente tutte le schede scrutinate, è la seguente:
Il parlamento croato (Sabor) e’ formato da 151 membri e la maggioranza necessaria e’ quindi di di 76.
Alla luce di questi risultati, appare evidente la situazione di stallo e come sia molto difficile trovare una maggioranza stabile, coesa e ben definita per portare avanti con convinzione l’azione di governo necessaria per agire con autorevolezza sulle riforme economiche e politiche necessarie per gestire il difficile momento del paese.
L’assemblea democratica istriana (IDS) ed i suoi alleati appoggeranno certamente una nuova coalizione con i socialdemocratici ed i liberali, mentre il nuovo partito Most risulta il vero ago della bilancia, il “King Maker” ma per il suo conservatorismo fiscale ed il suo liberalismo politico-economico troverà certamente difficile accordarsi con entrambi gli schieramenti senza rinunciare ad una parte delle sue rivendicazioni o che il candidato “senior” della possibile coalizione le faccia proprie, pur avendo disperato bisogno dei suoi voti.
In questa situazione, il giovanissimo leader di Most (classe 1979), il sindaco di Metković, Božo Petrov, potrebbe voler andare a nuove elezioni e capitalizzare l’evidente impasse nel quale si trova il sistema politico croato, aumentando ulteriormente il proprio potere negoziale.
Dal punto di vista italiano ed europeo, maggiormente dura  l’incertezza e peggio sarà, vista la delicata situazione dell’area balcanica.

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