Bilancio del 2015 e prospettive per il 2016

Anche questo 2015 sta passando agli annali della storia e siamo quindi pronti per cercare di tracciare un bilancio fra luci ed ombre dei temi che abbiamo trattato durante quest’ultimo anno solare.

Politica interna

Che dire … piaccia o non piaccia, il 2015 si termina con Mattarella al Quirinale e Renzi e la sua squadra ancora saldamente in sella, più che per meriti propri per demeriti delle sedicenti alternative, prese fra la “politica delle felpe” di Salvini, la becera strumentalizzazione quotidiana della “sorella d’Italia” Meloni, l’inconsulto proliferare di sinistri “cespugli” alla sx del piddì fra i perdenti della storia  (Civati, Landini & Co.), che non trovano di meglio che scimmiottare i supposti alfieri della sx europea da Zapatero a Iglesias passando per Tsipras) salvo poi fungere da “quinta colonna” renziana alla bisogna, seguendo il buon esempio dell’ex enfant terrible Vendola.
E tutto ciò senza neppure tentare di analizzare ulteriormente il fenomeno grillino sul quale abbiamo scritto già abbondanti pagine.
Le elezioni amministrative 2015 ci hanno poi mostrato come il centrodestra orfano di Berlusconi sia definitivamente tramontato e molti dei suoi esponenti (Verdini in testa) siano ormai approdati alla corte del segretario fiorentino (Machiavelli ci perdonerà per l’irrispettoso accostamento).
L’opinione pubblica e la percezione dell’azione di governo risulta al solito polarizzata e la visione d’insieme lascia spazio troppo spesso alle beghe di cortile sui social … per questo motivo abbiamo cercato di attenerci rigidamente a quello che un think tank quale siamo dovrebbe fare, vale a dire fornire stimoli utili alla politica in modo da proseguire (partire) sulla strada delle cosiddette riforme. Duole constatare l’assenza di ogni tipo di riscontro dai nostri “beniamini”(in senso di destinatari di tweets) (Mattarella, Renzi, Gentiloni, Pinotti, Padoan, Alfano) che mai ci hanno degnato di un riscontro, salvo poi impostare qualche correzione di rotta che ci ha fatto capire che il messaggio era giunto a buon fine. Come ci hanno fatto comprendere di essere nel giusto gli insulti ricevuti dal sedicente liberale Michele Boldrin e dal pessimo senatore pentastellato Giarrusso.

Tornando al tema delle riforme : Italicum (sul tema della formula elettorale siamo alquanto indifferenti dato che “…la sostituzione del “Porcellum” con “Italicum” da sola non basta per garantire la parità dei candidati alle elezioni, in quanto e’ fondamentale un accesso libero e costante ai mezzi di comunicazione di massa tradizionali.” ), buona scuola, job act, riforma del senato e varie astute leggi-mancia (insegnanti, 18enni, forze dell’ordine) hanno tenuto banco ma ancora non è dato vedere una vera svolta dal lato delle liberalizzazioni, della semplificazione amministrativa e della diminuzione della pressione fiscale che consenta un ambiente meno ostile all’impresa ed alla creazione di ricchezza.

L’anno si chiude con il compromesso storico di fine anno fra PD e M5S per l’elezione dei giudici della Consulta e con l’ennesima defezione del partito/movimento di Grillo/Casaleggio verso la grande balena biancorossa piddina. Nulla di serio né di nuovo sotto il sole.

Europa e politica estera

Abbiamo iniziato il 2015 ponendoci un interrogativo e cercando di dare qualche risposta rispetto all’attuale stallo del processo di integrazione comunitaria che dovrebbe portare un giorno alla creazione degli agognati Stati Uniti d’Europa … ebbene oggi questa costruzione assomiglia sempre più ad un vecchio “elefante malandato” un sistema nel quale il processo burocratico autoalimentato ha da tempo sostituito la visione ed il senso di una missione comune. Due semestri interlocutori, nei quali la presidenza è stata esercitata da paesi “minori” ed assai diversi fra loro (Lettonia e Lussemburgo) , iniziate con buoni auspici (governi giovani e dinamici) ma che non sono riuscite ad affrontare con decisione risolutiva i nodi cruciali (allargamento, situazione in Ucraina e relazioni con la Russia; allargamento; rilancio del processo federale; trasparenza delle istituzioni) e che sono state loro malgrado travolte da questioni che hanno evidenziato i limiti gravissimi della costruzione europea: Grecia e crisi migranti.

 

Grecia 

La tragicommedia ha tenuto banco per buona parte del 2015; sul palcoscenico abbiamo assistito all’eterno gioco delle parti, all’altalenarsi di ascese rapidissime, speranze e scoramento, alla creazione di nuovi personaggi mediatici come Varoufakis e Tsipras, con una polarizzazione dell’opinione pubblica rispetto ai “buoni e cattivi” … Davide contro Golia; la “Troika”, la “kattifa Kulona“, il perfido Schäuble; responsabilità degli “ellenici epicurei” vs “solidarietà collettiva”; soluzioni “esotiche” più o meno fantasiose; etc etc e risoltasi (?) nella miglior tradizione levantina con una crisi di governo teleguidata ed un accordo-ponte che garantirà stabilità fino alla prossima crisi sistemica.

 

Crisi migranti

Il secondo tema sul quale l’Europa ha rischiato di sfaldarsi definitivamente è stato quello della gestione del flusso dei migranti / rifugiati / richiedenti asilo o sedicenti tali. Dopo aver fatto bellamente spallucce quando l’afflusso toccava solo i paesi rivieraschi del mediterraneo ed aver pianto lacrime di coccodrillo ad ogni tragedia, gli stati membri fino ad allora non interessati direttamente del flusso (Germania e paesi dell’Europa centro orientale) si sono bruscamente svegliati dal lungo sonno e stracciandosi le vesti hanno dibattuto in un numero infinito di summit dedicati, ci si ritrova impantanati in un tira e molla ed una catena infinita di veti incrociati con l’unico comune denominatore dell’accordo-capestro con la Turchia del governo autoritario del cripto-islamista Erdogantre miliardi di Euro per scaricarsi la coscienza dal problema fregandosene bellamente delle cause del problema e del trattamento riservato ai migranti nei campi di raccolta in Anatolia. Una brutta pagina di storia ed un altro provvedimento – tampone fino al momento in cui il califfo di Ankara non deciderà per qualche ragione di riaprire i rubinetti. Ça va sans dire che invece i provvedimenti roboantemente annunciati per la sponda sud del Mediterraneo segnino il passo e che non si trovi di meglio di prospettare soluzioni complesse (nuovi corpi ed agenzie preposte) che ritardano ulteriormente gli interventi invece di pensare a far funzionare quelle che già esistono. Rimangono ancora inascoltati gli appelli che lanciammo nel febbraio 2014 alla presentazione dei candidati alla carica di presidente della Commissione Europea ed in occasione della nostra visita al campo profughi di Calais oltre due anni or sono per una soluzione urgente che salvaguardasse vite umane ed aiutasse gli Stati Membri interessati a gestire con maggiore efficacia il flusso. Oggi ci troviamo di fronte a stati inadempienti (Italia inclusa) e Commissione che non ha saputo far meglio che produrre “10 punti” ed iniziare ipocrite procedure di infrazione dopo che Roma aveva incassato il plauso dell’ONU per la politica umanitaria Riguardo alla policy di CSV sul tema, rimandiamo al nostro editoriale del giugno scorso.

 

Spinte centrifughe e riassetto dell’Unione

Archiviato lo spauracchio del #grexit (l’uscita della Grecia dall’Unione con conseguente default) tiene ancora banco il tema del #brexit, vale a dire il referendum sulla permanenza nella UE della Gran Bretagna, sul quale abbiamo da tempo espresso due punti fermi:
  • il diritto in astratto dei cittadini di esprimersi su cosa essi pensiono sia meglio per i propri paesi (con tutto quello che ne consegue in termini di manipolazione dell’opinione pubblica e sulla sua corretta percezione dei termini della questione);
  • il richiamo al rispetto del principio di non ingerenza in questioni di competenza nazionale da parte di altri governi europei o della Commissione.
Quanto sopra per motivi squisitamente pragmatici e non ideologici … come tutti i matrimoni e le convivenze si può stare bene assieme solo se si è in due a volerlo … le insofferenze ed i distinguo che provengono anche da i maggiori beneficiari dell’Unione (prima il cattivo di turno, Orban, ora i beniamini di casa, i Polacchi tanto cari alle élites di oltre oceano) ci devono far riflettere nuovamente sul tema dell’allargamento e sulle negatività non controbilanciate da una adeguata e decisa svolta federale basata sul principio di solidarietà, fanno riprendere quota al vecchio tema dell’Europa a due (o più) velocità, che potrebbe essere la chiave di volta del “vecchio” nucleo storico per ripartire con slancio con chi “ci sta”.
Le tensioni non sono solo fra il sistema verso la UE ma all’interno degli stati membri stessi … la questione catalana è ancora all’ordine del giorno dopo le elezioni locali e dopo la situazione di “parlamento appeso” conseguente delle ultime elezioni politiche spagnole. Nuove spinte nazionalistiche si odono in Scozia dopo il flop dell’ultimo referendum. In Francia, le elezioni regionali ci hanno lasciato con l’exploit a metà del FN delle novelle pulzelle Marine&Marion, che si ripromettono di riprovarci alle presidenziali con la loro agenda “anti-tutto”, mentre anche il (pessimo) governo socialista attuale cerca di scavalcarle “a destra” con la proclamazione dello stato di emergenza.

Sicurezza e crisi regionali

Sicurezza, crisi regionali, temi come migrazione, gestione dei rifugiati, equilibrio regionale e politica di potenza globale sono strettamente interrelati fra loro e per una analisi puntuale occorre innanzitutto una visione olistica, data l’impossibilità di trattarle in maniera separata per compartimenti stagni, da cui la conseguente difficoltà analitica. Cerchiamo quindi al momento di tracciare i segmenti principali per poi riprendere il filo nelle conclusioni di questo lungo editoriale.
Il 2015 è iniziato nel peggiore dei modi, come il massacro presso la redazione del periodico satirico Charlie Hebdo e culminata nella carneficina del Bataclan, sempre a Parigi. Difficile tracciare una linea netta fra il tema dell’ordine interno e l’importazione del terrorismo internazionale, misure immaginifiche ma non risolutive .   

 

Irredentismo islamista

Sempre difficile etichettare nominativamente il fenomeno in termini comprensibili e non semplicistici che siano intellegibili alla forma mentis dell’uomo medio di cultura occidentale quali noi siamo, che fatichiamo non poco a comprendere anche solo la punta dell’iceberg di questi eventi che trovano le loro radici nei millenni e sono alimentate allo stesso tempo dagli accadimenti contemporanei. Chiamiamolo Califfato, ISIS/ISIL/Daesh/Boko Haram/Shabab o come meglio preferiamo (anche stato minestrone); inquadriamolo nelle questioni degli ormai ex stati nazionali del post decolonizzazione di  Siria, Iraq, Libia e consideriamo che ormai il fenomeno ha creato ormai un continuum di fanatismo ideologico-religioso oliato dall’altrettanto atavico spirito commerciale che unisce il Mediterraneo al Golfo di Guinea, dove si intrecciano mondani interessi che uniscono petrolio, traffico di essere umani, tribalismo ed una cortina più o meno fumogena di fanatismo. 
In questo quadro già fragile e destabilizzato da improvvide primavere arabe fuori stagione in Siria e Libia con la partecipazione di interessati emissari di Parigi e Washington o dall’incancrenirsi di interventismi occidentali di lustri or sono come in Iraq o Afghanistan, consideriamo anche le manovre spregiudicate turche rispetto alla questione curda, il 2015 si chiude in maniera molto confusa e contraddittoria. Chiarito che il servizio esterno dell’Unione nella persona della Mogherini sono relegati ad “entité négligeable” causa la cronica assenza di personalità giuridica federale dell’Unione (tradotto: ogni stato membro fa come gli pare su questi temi), i nostri appelli per una convocazione immediata del Consiglio Supremo di Difesa per focalizzare le energie nella messa in sicurezza della Libia sono caduti puntualmente nel vuoto. Ciononostante, in questi giorni abbiamo assistito alla firma di un accordo di “unità nazionale” in Libia non si sa bene rappresentativo di chi e di cosa, sul quale il ministro Gentiloni pare nutrire molta fiducia (noi siamo assai scettici ma speriamo di sbagliarci).

 

Crisi Ucraina relazioni con la Russia

Su questo tema abbiamo speso fiumi di inchiostro e fare chiarezza si è rivelato una impresa che definire ardua è un eufemismo. La questione è oramai scivolata a livello di uno scontro fra le opposte tifoserie: tra gli “ultras atlantici” che vedono nella Russia e nelle sue manifestazioni il novello impero del male  opposti ai “talebani putiniani” per il quali l’inquilino del Cremlino rappresenta l’orgoglio euro-cristiano opposto alla nuova dittatura euroatlanticaplutogiudoislamomassonica e chi più ne ha più ne metta. Come al solito, la realtà sta nel mezzo … non stiamo parlando né di paladini della libertà né di novelli epigoni di Stalin o Hitler … nelle pianure dell’Ucraina orientale e sulle spiagge della Crimea si sta “semplicemente” svolgendo un nuovo capitolo dello scontro fra opposti interessi e consorterie, una “power politics 2.0” rispetto alla quale l’unico prevedibile sconfitto sarà la “vecchia” Europa, pronta a sacrificare i propri interessi strategici in nome della difesa di non si sa bene quali principi. Sin da tempi non sospetti ci siamo detti contrari alle sanzioni in quanto inefficaci e controproducenti, sia dal punto di vista economico sia di quello sostanziale, visto che isolando la Russia si rende solo più forte il regime autocratico del Vladimir nazionale. Al momento, abbiamo predicato al vento … la situazione militare sul terreno appare congelata dopo un pesante bilancio in termini di vite umane (circa 9 mila morti) e sogni spezzati di una generazione.

 

Relazioni UE-USA/NATO

Nel centenario dell’entrata dell’Italia nella “Grande Guerra“, prigioniera del gioco pericoloso di Ankara e Washington, l’Europa rischia di rimanere con il cerino in mano, rivelandosi a termine più realista del re qualora la tensione si allenti nella regione e le motivazioni attuali dei contrasti con Mosca siano sorpassate dagli eventi (leggi: soluzione al conflitto in Siria). Come abbiamo più volte rilevato, siamo per un ripensamento profondo degli assetti strategici ma ogni cambiamento dello status quo sarebbe prematuro e troppo rischioso in assenza di una vera svolta federale che sarebbe la precondizione necessaria per condurre a termine ad un dispositivo militare comune europeo in un contesto sufficientemente slegato dall’abbraccio mortale del complesso militar-industriale.

Economia & finanza

Nel gennaio scorso aprimmo con un editoriale sulla situazione finanziaria mondiale dove affrontavamo temi come:
  • Svalutazione dell’€uro rispetto al U$D;
  • Crollo del prezzo del petrolio;
  • Il tentativo di creare una valuta di riserva alternativa al dollaro da parte di Cina e Russia;
  • L’incertezza sulle strategie di FED e BCE
Alla fine del 2015 ci ritroviamo più o meno con gli stessi temi, con un timido accenno di rialzo dei tassi in USA e con il doping del Quantitative Easing di Draghi che stenta a sortire gli effetti sperati. Come abbiamo più volte evidenziato, agire su questi meccanismi può essere utile come “catalizzatore” ma non servono a nulla in assenza di un pacchetto completo di facilitazioni per le imprese per il rilancio dell’economia.
Il crony capitalism, lo scandalo VW , l’aspra tenzone che circonda il cosiddetto salvataggio delle banche, il “bail-in” vs “bail-out” ed il populismo di maniera di alcuni esponenti politici (vedasi fra gli altri Zanetti e Padoan) hanno fatto riemergere il tema della responsabilità sociale delle imprese e sulla “governance” e non vediamo all’orizzonte soluzioni miracolistiche su questo tema. 

Energia e sviluppo sostenibile

Si è da poco conclusa a Parigi la COP21, la conferenza sul clima che ha lasciato sul terreno più incertezze rispetto alla messa in opera delle misure che entusiasmo rispetto agli obiettivi declamati ma dal supporto scientifico alquanto incerto. La stessa Europa lancia messaggi contraddittori con alcuni paesi come la Polonia che puntano ancora su fonti inquinanti come il carbone. Questo sarà uno dei temi chiave per il prossimo futuro, da affrontarsi senza catastrofismi ma al contempo senza negare la serietà del tema. La chiave semplice ma complessa allo stesso tempo sta nel mix energetico da scegliersi, che coniughi disponibilità, affidabilità, ambiente e si coniughi con le priorità strategiche del paese e dell’Europa al minor costo possibile per gli utenti finali. Certamente continueremo ad occuparcene ampiamente nel 2016.

Etica e diritti fondamentali. 

Sul tema avremmo bisogno di un editoriale a parte. Abbiamo già ricordato come la “minaccia” terroristica stia rischiando di compromettere alcune libertà fondamentali e vantaggi che avevamo già dati per acquisiti (es. Schengen) e non ci torneremo quindi sopra.
Nel corso dell’anno ci siamo occupati anche di temi quali:
Dal punto di vista dei diritti umani ci siamo ostinati nel far rilevare la continua ipocrisia ed i “due pesi e due misure” (double standard, per gli anglofoni) che caratterizzano il sistema di relazioni internazionali attuali … sempre pronti a criticare i nostri avversari del momento ma mai una parola rispetto a crimini anche più gravi commessi dai “nostri bastardi” (cit.), Arabia Saudita in testa, fatti salvi episodi dal sapore ipocrita come ad esempio il conferimento del premio Sacharov.

Cosa aspettarci dunque nel 2016?

Senza voler scomodare la nostra palla di vetro, riteniamo che i nodi del 2015 continueranno a tormentarci anche nel 2016; le tensioni regionali potrebbero diminuire di intensità ma altre rischieranno di scatenarsene ad esempio in estremo oriente (rapporti sino-nipponici) con conseguenze imprevedibili sul piano politico-economico, anche in relazione al rallentamento della crescita impetuosa di Pechino, alle prese anche con sfide ecologiche senza precedenti. La corsa alla disponibilità idrica potrebbe scatenare nuove tensioni e le migrazioni climatiche sommarsi a quelle economiche. Ci attendiamo prima della fine dell’anno un rimbalzo del prezzo del greggio, ormai a livelli insostenibilmente bassi per molti produttori.

Le parola d’ordine del 2016 per noi, che cercheremo di far comprendere agli organismi decisionali saranno:

  • stabilire le priorità;
  • gestire la complessità.
Leggendo questo editoriali crediamo sia abbastanza evidente il motivo di fondo (es. bene voler distruggere ISIS ma senza affrontare i nodi che ne hanno facilitato lo sviluppo, è fatica sprecata nel medio termine) e ritorneremo certamente presto su queste priorità metodologiche con il nuovo anno in modo da presentarle in maniera sistematica.

Vi ricordiamo che potrete trovare mille altri temi discussi nel 2015 spulciando nella nostra pagina e nel gruppo di discussione su Facebook (usate funzione ricerca) o interagendo con noi su twitter.

3 Comments

  • roberto loroni
    Posted 28 Dicembre 2015 17:03 0Likes

    Analisi ineccepibile,senza sconti e posizioni di parte. Complimenti, al paragrafo Grecia correggere 2015 con 2016

  • CANDIDATI SENZA VOCE
    Posted 31 Dicembre 2015 9:39 0Likes

    Grazie Roberto!

  • roberto loroni
    Posted 31 Dicembre 2015 13:04 0Likes

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