Francia, il giorno dopo: arginato il “pericolo nero”, i problemi rimangono.

Dopo l’ubriacatura da fiamme tricolori infiocchettate da biondo platinato al retrogusto nerastro, la Francia ritorna con i piedi per terra. Come prevedibile, una delle ipotesi che avevamo anticipato nel nostro ultimo editoriale, all’indomani del primo turno, si e’ puntualmente verificata.

Il “compromesso storico alla francese”, l’accordo di “desistenza” fra i socialisti e la “destra sarkozista” (il recentissimo “Les Républicains, LR“, che ha sostituito il vecchio UMP) e la mobilitazione degli astenuti di fronte alla “calata dei barbari” (che ha portato ad un incremento della partecipazione del 7.41% tra il primo ed il secondo turno), hanno impedito al FN di conquistare anche solo una regione, pure risultando virtualmente il secondo partito di Francia.

Le reazioni a questo risultato possono essere diametralmente opposte, dipende dal punto di vista del commentatore … si può andare dal trionfalismo di chi ha passato notti insonni tormentato dal “pericolo nero” alla delusione di chi aveva visto nel (non ancora premiato) duo “Marine & Marion” le novelle “pulzelle di Francia“.

Come in tutte le cose, la verità sta un po’ nel mezzo … se e’ vero come e’ vero che il lepenismo non e’ certamente la risposta ai problemi della Francia e neppure un modello da esportazione per il resto dell’Europa, i problemi che hanno portato un terzo degli elettori francesi ad esprimere il proprio voto per il FN rimangono inalterati.

Questi nodi li avevamo sintetizzati in questi punti salienti all’indomani del primo turno e li riproponiamo qui inalterati:

Se l’inedito “comitato di salute pubblica repubblicana” fallirà nell’affrontare questi nodi cruciali, l’argine posto all’avanzata del FN al secondo turno delle regionali potrebbe rivelarsi una “vittoria di Pirro” e la sfida ripresentarsi alle prossime elezioni legislative ed alle presidenziali.

Un sintomo del malessere profondo e’ l’innegabile spostamento “a destra” dell’elettorato, con oltre il 70% degli elettori che hanno preferito partiti di questo orientamento politico-culturale e con Sarkozy che si trova improvvisamente al “centro” dello spettro politico, ponte fra il radicalismo lepenista e le vecchie ricette di un PS ormai ridotto a terza forza dello schieramento.

La ricostruzione di un clima di fiducia fra i francesi non può che passare attraverso un dialogo aperto con la periferia, prima di tutto. La Francia non e’ solo Parigi e si tende a dimenticare che in tutti gli angoli de “l’esagono” vi sono situazioni di sofferenza: vi e’ stata, ad esempio, una certa correlazione fra il tasso di disoccupazione ed il voto per il FN al primo turno e la tensione fra la popolazione sul tema della sicurezza e della cosiddetta integrazione e’ palpabile a chiunque conosca anche superficialmente la sterminata “provincia” francese.

Infine, non possiamo tralasciare che questo accordo PS-LR sarà strumentalizzato dal FN per alimentare il mito della “vittoria negata“, per sdoganarsi come il vero elemento democratico e popolare del sistema politico e l’unica alternativa per un “cambiamento” (qualunque esso sia) ed una assenza di azione immediata, forte e concreta non farà che alimentare questa sensazione.
Ci auguriamo che la politica francese sia cosciente di questi nodi, che viva questo risultato senza trionfalismi ma nella consapevolezza che sarà necessario rimboccarsi le maniche e ricostruire il paese senza isterismi propagandistici e soprattutto con nomi nuovi e facce nuove … in questo senso, la rinnovata centralità di “Sarko” non e’ certamente di buon auspicio.
Per un dibattito sui risultati si rimanda al post “Il voto contro della Francia” nel gruppo di discussione di CSV. 

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