Opinioni ragionate sul risultato del primo turno delle regionali francesi e sul futuro prossimo venturo

Il risultato delle recenti elezioni regionali francesi, che ha visto alla ribalta il Front National nella sua veste di partito “antisistema” ha tenuto banco in questi giorni su carta stampata e social media e naturalmente ha suscitato l’interesse degli amici di CSV che si sono espressi nel nostro gruppo di discussione.
Crediamo sia quindi importante cercare di sistematizzare i punti salienti delle discussioni e fornire un punto di vista “consolidato” rispetto all’analisi del voto e della trasformazione del panorama politico e sociale in atto.

La reazione immediata da parte del mondo politico ed intellettuale, tipica di chi non e’ in grado di comprendere i profondi processi in atto all’interno della propria società e’ stata quella del PANICO di chi si risveglia da un lungo sonno al frastuono di una tromba da stadio. 

Le cosiddette “destra e sinistra” repubblicane” hanno pensato (a torto, evidentemente), di potersi cullare nella illusione che vi fosse ancora una barriera culturale, una sorta di remora morale nel votare FN / Le Pen ed hanno pensato principalmente a vivacchiare gestendo il potere, svilendo anche i pochi “animali politici” nei probabilmente avevano ancora un briciolo di “credibilità”.
Una analisi fredda e distaccata non dovrebbe invece trascurare alcuni punti fondamentali:
  • Il primo turno e’ quello nel quale storicamente si esprimono i dissensi ed i disagi rispetto alla politica tradizionale, ove si esprime il “voto di protesta”, quindi bisognerà aspettare il secondo turno per constatare i termini reali della disfatta degli indegni eredi del “neogollismo” (stiamo parlando naturalmente del vecchio UMP, nella sua nuova iterazione “Les Républicains – LR” e di quelli altrettanto inqualificabili del PS, sbiaditi nipoti dello SFIO che fu di Jean Jaurès, che si ritrovano nella indefinibile figura dell’ex beniamino della sinistra orfana di Zapatero, l’attuale Presidente della Repubblica Hollande;
  • le elezioni politiche nazionali sono comunque tutto un altro paio di maniche, ove giocano fattori assolutamente differenti da quelle delle elezioni locali e che potrebbero portare ad altri risultati;
  • La cronaca recente ha visto due tremendi attacchi terroristici nel giro di pochi mesi con il conseguente carico emotivo per l’elettore medio.
Fermi restando i “distinguo” di cui sopra, e’ innegabile che, come avevamo precedentemente accennato, i predetti LR e PS abbiano commesso imperdonabili errori strategici, contravvenendo la loro stessa ragion d’essere; 
  • la “destra” ha ormai da decenni vilipeso i principi fondanti del gaullismo, fondato su un “set” di valori “marziali”, su una “tradizione” che agli occhi della Francia profonda appare svenduta agli interessi del grande capitale; un’azione internazionale interventista scoordinata ed incomprensibile al grande pubblico, come quella dell’interferenza negli affari libici che si e’ rivelata un boomerang;  su una politica ambigua rispetto al tema dell’identità nazionale; tutti elementi che hanno consentito uno “scavalcamento a destra” da parte del FN;
  • la “sinistra” e’ affondata nella sua incapacità di gestire la questione integrazione, un fallimento che parte da lontano, con una ipocrita tolleranza per questioni puramente elettorali e con l’incapacità di fornire un modello credibile di integrazione diversa dalla ghettizzazione delle banlieu (poi sfociata nella rivolta aperta); con l’utilizzo incoerente del “laicismo” di stato che ha mandato messaggi poco chiari a chi avrebbe dovuto intendere e che piuttosto di votarli ha preferito astenersi;
  • entrambi non hanno saputo convincere gli elettori rispetto alla visione comune che i partiti “repubblicani” avrebbero dovuto presentare alla Francia ed ai francesi sul ruolo, il posto, la visione e la missione del paese in ambito europeo e globale, causando quindi o astensione o radicalizzazione attraverso il voto “di protesta” al FN.
Ora, appare quindi evidente che questa svolta “estremista” non sia un risultato improvviso, inaspettato ed imprevedibile ma abbia radici profonde; appare anche che non si possa imputare questa svolta all’elettorato francese che abbia in qualche modo “perso la testa”. La gente non vota per questi partiti tanto o principalmente perché ne condivida le basi culturali o i programmi (che spesso sono di una pochezza disarmante) ma anche e soprattutto come reazione all’inefficacia, alla corruzione ed all’ipocrisia delle soluzioni politiche “presentabili”, con conseguente attrazione verso chi propone un approccio semplice (semplicistico) e “nemici” (capri espiatori) ben identificabili come fa l’alternativa della “oclocrazia populista”. Ed usiamo questo termine (anch’esso inadeguato da un punto di vista epistemologico, lo sappiamo bene) in luogo di anacronistici paralleli con fenomeni temporalmente ben localizzati come il nazismo o il fascismo (paragonare la Le Pen a Hitler o anche solo a Petain e’ una bestemmia in termini storiografici e politici), anche se il clima ed il linguaggio politico generale ricordano molto quello degli anni ’30 del secolo scorso.
Detto questo, non possiamo pero’ evitare una riflessione amara sul “carattere nazionale” e sulla “specificità” della società francese che non e’ nuova a reazioni “isteriche” rispetto a situazioni che la pongono con le spalle al muro. Pochi giorni fa scrivemmo un editoriale (La Francia rischia di innescare una pericolosa parabola liberticida) dove evidenziammo che essa si “ … proclama come la patria dei diritti dell’uomo e del cittadino (26 Agosto 1789) ma anche troppo spesso … (cede) … a tentazioni reazionarie ed isteriche (bonapartismo, boulangismo, affare Dreyfus, pied-noirs, etc).

 

Scenario a breve – medio termine: la Francia al voto

Traslare il risultato delle regionali in Francia e farne una previsione politica per le prossime elezioni presidenziali è operazione alquanto ardua. Ancora più ardito è cercare di capire cosa significhi l’avanzata della estrema destra in Francia per i dossier Europei: la lotta al terrorismo, la gestione dei migranti, il dossier ambiente, il futuro dell’euro e dell’Europa.
Premesso che prima di lanciarsi in analisi puntuali e’ necessario aspettare il secondo turno, ove saranno evidenti l’impatto di linee di tendenza fondamentali come astensione ed accordi trasversali di “desistenza”, cercheremo di esprimerci in termini “probabilistici”, facendo affidamento sulla nostra paradigmatica trasparentissima “palla di vetro”.
Nel dipanare questa matassa, cominciamo quindi dai fili facili. La “destra” vincerà le prossimi elezioni in Francia che si tratti di quella “estrema” di Le Pen che parla alla “pancia” della Francia profonda o quella “repubblicana” e “moderata” di Sarkozy che ammicca si al mondo degli “affari” e del “grande capitale” ma e’ anche sufficientemente presentabile per attrarre l’elettorato “d’ordine”.
Sarkozy giocherà poi sul fatto che la sinistra francese andrà al ballottaggio presidenziale turandosi il naso e votando per lui. Cosa non scontata, perché l’elettore medio di sinistra potrebbe essere cosi’ demotivato da non votare affatto. Non esiste al momento alcun leader socialista che abbia abbastanza carisma per convincere l’elettorato deluso di sinistra a votare la destra di Sarkozy. Questa interiore sicumera potrebbe essere il suo tallone d’Achille ed aprire la strada ad un (al momento meno probabile) trionfo del FN.
La sinistra, ed Hollande con essa, scomparirà dalla scena politica e dovrà aspettare qualche anno prima che si possa evidenziare un leader carismatico al pari di Sarkozy o Le Pen e prima che la gente si scordi di tutti gli errori e della immoralità di Hollande. Qualcuno sostiene che il futuro sia Manuel Valls, qualcuno lo nega con decisione … tutto può essere ma la nostra palla di vetro ancora non arriva a vedere cosi’ lontano.

 

Prospettiva a medio – lungo termine: uno sguardo d’insieme

Che fare“, si chiederebbe Lenin … e ce lo chiediamo anche noi … abbiamo piccole o grandi soluzioni da suggerire, siamo sufficientemente “politically correct free” per pensare fuori da schemi precostituiti?
Come think tank dobbiamo per forza di cose limitarci allo stimolare la politica “presentabile” transalpina e nazionale ad affrontare a viso aperto e senza ipocrisie almeno tre temi:
  • l’immigrazione mal gestita o non gestita ed il “tema dell’ordine” ad essa strettamente collegato ma che in essa non si esaurisce;
  • la sempre attuale “questione morale”, i mille episodi di corruzione e malaffare che hanno lambito tutto “l’arco costituzionale” da destra a sinistra;
  • rilanciare il progetto europeo ponendo un freno alla litania di “tutto bene madama la marchesa”, ponendolo al centro dell’agenda politica, ove ora si trova solo per opportunismo di corto respiro(o come eco alla propaganda “anti”) e legandolo strettamente alla dimensione internazionale dell’Unione in un mondo dove le alleanze tradizionali stanno mostrando i propri limiti (si veda il recente caso della Turchia). 
Il rischio della mancanza di una visione sistemica e di un approccio comune potrebbe essere quello di una deriva estremista in entrambe le direzioni (dall’estrema sinistra all’estrema destra) con proposte talmente eterodosse (anche se spesso gli estremi si toccano) e che consegni la UE alla definitiva ingovernabilità. 
La morte della democrazia assomiglia molto al suicidio delle sua classe dirigente, che non e’ altro, paradossalmente il suo tentativo di sopravvivere sempre e comunque!
Ma noi siamo degli inguaribili ed impenitenti ottimisti e vogliamo vedere “il lato illuminato della luna” … dove ci sono rischi ci sono anche opportunità … viviamo in un’era di transizione dovrebbero esserci grandi finestre per chi ha una visione d’insieme ampia ed idee nuove o anche solo sensate …

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