JUNCKER, IL BECCHINO DELL’EUROPA?

In un editoriale di esattamente un anno fa paragonammo l’Unione Europea ad un elefante malandato … stanco ma capace ancora di colpi di reni e di travolgere gli ostacoli caricando a testa bassa.
Avevamo elencato alcuni dei fattori fondamentali di questa debolezza ed invitato a lavorare di concerto per una visione comune, sburocratizzare i processi amministrativi e soprattutto imprimere una decisa svolta federale incardinata sul principio di sussidiarietà.
Ebbene, da quel “grido di dolore” che lanciammo, non abbiamo visto grandi progressi … anzi, la situazione e’ addirittura peggiorata.
Nei mesi scorsi l’Unione ha  rischiato la propria coesione su due temi ampiamente dibattuti non solo nelle algide sale riunioni di Bruxelles ma anche sulle prime pagine dei giornali, dall’opinione pubblica, con il pizzicagnolo o il tassista che assumevano la stessa dignità di statista di un Draghi.
Stiamo naturalmente parlando della telenovela greca e della situazione potenzialmente molto piu’ dirompente che e’ quella della varia umanità disparata (e disperata) nelle sue declinazioni di “migranti / richiedenti asilo / rifugiati / clandestini” a seconda della preferenza politica o del messaggio del commentatore di turno.
Se la prima vicenda si e’ conclusa come sappiamo, con un crisi pilotata e Tsipras, che pare trasformatosi da una sorta di mix fra Allende e Pisistrato, nel ruolo di traghettatore e relegato Varoufakis al ruolo di bilioso stizzito ed iracondo, della seconda vicenda non si vede ancora la fine. 
Ci siamo quindi chiesti, qualche giorno fa, “quanto dura una emergenza“, visto che questi accadimenti si stanno succedendo ormai da anni e molti, noi inclusi, stiamo spingendo le appropriate autorità ad intraprendere le misure opportune. Ci basti ricordare la nostra visita al campo profughi di Calais oltre due anni fa e l’accorato appello lanciato alla presentazione dei candidati alla presidenza della Commissione Europea nel corso del meeting di Bruxelles nel febbraio 2014.
Insomma, pare che la cultura dell’emergenza perenne abbia attraversato le Alpi e dalla penisola si sia spostata nel cuore dell’Europa. Con la differenza che nelle emergenze l’Italia da il meglio di se, mentre su questa presunta “emergenza” l’Europa si e’ irrimediabilmente (?) “incartata”.
Presunta emergenza in quanto altro non e’ invece la gestione di un fenomeno previsto e prevedibile: l’afflusso di un gran numero persone (in quanto, alla fine della fiera, stiamo parlando di esseri umani) che va gestito, filtrato e regolamentato insieme. 
Il senso dell’accordo di Schengen, del protocollo di Dublino e di altri atti con valore legale, non limitati alla sola UE e non applicati da tutti gli Stati Membri ma facenti parte del cosiddetto “acquis communnitaire era proprio questo. Ma pare tutti li invochino solo quando fa comodo, fregandosene dello spirito piu’ che della lettera.
Ora, il vecchio elefante sulla storia dei migranti rischia di rompersi definitamente le zanne. 
  • Ad est monta l’insofferenza: il “Gruppo di Visegrád“, che raccoglie Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia ha trovato una comune ragion d’essere nel sistematico rifiuto di qualsiasi compromesso sulla materia, riuscendo a fare il “compromesso storico”: mettere insieme il cattivo per antonomasia, la nemesi della Commissione Victor Orban, con i nuovi padroni a Varsavia, i nazionalisti che hanno portato l’agenda antirussa al parossismo;
  • La Germania tentenna, fra le offerte di asilo troppo frettolosamente proferite da “madama la Cancelliera” ed ora oggetto di ripensamento sull’onda emozionale della pubblica opinione dopo la folle notte di Colonia;
  • Le spinte centrifughe danno qualche grattacapo a Bruxelles in alcune cancellerie … Londra con lo psicodramma della Britexit, Madrid con Barcellona che vorrebbe giocarsi El Clásico non solo sui campi di calcio …
  • L’Austria ripristina i controlli alle frontiere (con i paesi scandinavi che si fanno riccamente i fatti loro sul tema, senza che il fatto susciti molto scandalo), sull’esempio della Francia, che per il resto risulta invece “non pervenuta” dopo la battaglia per le regionali e la schizofrenia di Hollande che non trova di meglio da fare che proclamare l’emergenza economica una settimana dopo il Venezuela.  
  • In tutto ciò, pesa come un macigno la ormai conclamata inconsistenza della politica estera comunitaria (che novità, certo) che non ha ancora trovato una via comune alla risoluzione di quei conflitti che hanno fornito un effetto moltiplicatore all’afflusso di persone dall’Africa e dal Medio Oriente … le guerre che hanno portato al collasso delle entità statuali in Libia, Iraq, Siria, alla “libanesizzazione” della fascia che va dalla Turchia al Marocco, conflitti nei quali si intrecciano interessi globali (USA, Russia ed in misura minore Cina); le potenze regionali teocratiche (Arabia Saudita ed Iran), il nodo Israele-Palestina. Difficile spegnere il fuoco con una mano mentre con l’altra si continua a gettare benzina.
  • Alla polveriera alle porte di casa, il “FrankenState” Bosnia-Erzegovina, e di come sia diventata una sorta di terra franca per quanto di peggio si possa immaginare in termini di fondamentalismo di natura islamista (con tanto di campi di addestramento e bandiere del sedicente califfato orgogliosamente ostentate) abbiamo dedicato un lungo articolo giorni fa.
  • Dell’Italia … per un misto di pudore ed amor patrio preferiamo stendere il classico velo pietoso, altrimenti dovremmo parlare di un ministro degli esteri che si fa scavalcare dal presidente del consiglio sulle nomine degli ambasciatori; di una riduzione del bilancio della difesa che rischia di inibire qualsiasi velleità operativa nel breve-medio termine; delle inspiegabili ed inspiegate uscite di Renzi su improbabili avventure a protezione di dighe in Iraq poi prontamente smentite dai diretti interessati … ma ci fermiamo che e’ meglio …
Ora, per cercare di risolvere la questione il buon vecchio Jean-Claude “Trinchetto” Juncker non trova di meglio che convocare l’ennesimo vertice “dell’ultima ora”, un summit straordinario sull’emigrazione (non chiedeteci quanti ne hanno fatti prima di questo, abbiamo perso il conto)! In piena sintonia con i sostenitori del vecchio adagio: se non vuoi o non sai risolvere un problema, crea un comitato per allungare il brodo.
Se gli stati membri non vogliono che dopo una fallimentare gestione Barroso sia l’uomo del granducato (e del Luxgate) a trasformarsi in commissario liquidatore e becchino del progetto di Spinelli, Adenauer, Schuman e via elencando, abbiano una scossa di orgoglio e pensino cosa vogliono fare da grandi. 
L’Europa a due velocità non e’ più un tabù, lo abbiamo scritto in tutte le salse: o si fa il salto quantistico o si muore … e nell’aldilà non ci aspettano le decine di vergini dei barbuti bombaroli, statene pur certi!
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