Riflessione a freddo sui fatti di Goro

A qualche giorno dai fatti di Goro e Gorino, allorquando abitanti del circondario hanno eretto barricate per impedire che una struttura alberghiera locale fosse trasformata in centro di accoglienza per migranti, come previsto da un’ordinanza prefettizia, crediamo che sia giunto il momento di ricapitolare la situazione, prendendo spunto dalla accesa controversia che si e’ scatenata sul nostro gruppo di discussione su FaceBook.
Senza entrare nel merito dei torti e delle ragioni e senza poter investigare a fondo su cosa sia realmente successo nella cittadina del ferrarese (e perché); tralasciando la maniera spesso tendenziosa nella quale la vicenda e’ stata narrata e strumentalizzata dagli organi di informazione nazionale ognuno per portare acqua al mulino delle proprie tesi, vorremmo porre l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali. 
Rileviamo, innanzitutto, che in questa vicenda si incentrano più temi:

  • La situazione generale della (mala)gestione della questione immigrazione a livello europeo e nazionale;
  • Le paure rispetto a sicurezza e perdita di “identità culturale” che ciò ingenera nella popolazione “indigena”
  • La difficoltà di comunicare non solo nei confronti di questa varia umanità che arriva da lontano ma anche rispetto ad una serie di valori fondamentali condivisi che a quanto pare tali non sono, il che ingenera incomprensioni, frustrazioni e mette gli uni contro gli altri (un esempio lampante e’ stata la discussione nel nostro gruppo già richiamata poc’anzi, dove crediamo che ciascuno abbia fatto a gara per tirare fuori il peggio di se’ stesso);
  • Un generale senso di frustrazione rispetto a più o meno tutto: lo stato, l’Europa, il governo, la politica, “l’altro”, con pericolosi rischi di deriva verso la chiusura ed il settarismo;
  • La tentazione di ricorrere, da una parte e dall’altra a pericolose scorciatoie … l’abuso dell’autorità da un lato ed il fascino oscuro del pogrom dall’altro;
  • Il “conflitto di civiltà” non e’ solo un rischio geopolitico ma anche una pericolosa eventualità interna, con da un lato (e qui ripeto quanto scritto in altre occasioni) l’incultura intollerante e dall’altro l’ipocrisia buonista … con il razionalismo, di cui ognuno si erge poi a torto difensore, vittima sacrificale nel mezzo.

Detto questo, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla discussione. Come amministratori non possiamo esimerci dallo scusarci con chi si sia sentito offeso o vilipeso … non era questa la nostra intenzione ma essere un think tank indipendente non vuol dire che i suoi amministratori debbano rinunciare ad esprimere le proprie convinzioni, qualora se ne abbiano. 
In questo senso, vi sono alcuni principi non negoziabili per quanto ci riguarda; il primo dei quali e’ il senso di umanità, a difetto del quale le relazioni sociali non hanno più alcun senso e si ripiomba nella logica hobbesiana dell’ homo homini lupus, che mi può stare anche bene, ma che portata al parossismo ed applicata a tutte le situazioni vorrebbe dire che non si offre quartiere a nessuno … al “negro” come alla vecchia che rovista nei rifiuti o al terremotato di un altro campanile. 
Buona giornata.
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