LEGGERE ED INTERPRETARE LE STATISTICHE ECONOMICHE

Prendiamo spunto da una discussione nel nostro gruppo FB sulle deludenti performance del PIL italiano per una breve riflessione. Le statistiche economiche non sono sempre cosi’ nette come le si presenta e cambiando leggermente i postulati si possono trarre conclusioni assai diverse. 
Prendiamo ad esempio i dati sul PIL, il famigerato Prodotto Interno Lordo pubblicati dalla Banca Mondiale in US$ correnti.

Essa ci ricorda che, sebbene largamente utilizzato, il solo PIL non sempre e’ il miglior indicatore possibile relativamente agli aggregati economici dei fari paesi, specialmente quando esso aumenta per effetto principalmente del consumo di stock di capitale. Inoltre, diversi paesi usano parametri leggermente diversi, definizioni difformi, metodi a volte incompatibili che vengono “normalizzati” dalla Banca Mondiale ma che contengono sempre vistosi errori e discrepanze, dovuti anche alla cosiddetta economia “informale”, non necessariamente di carattere delittuoso (es. la produzione agricola in molti paesi in via di sviluppo, usata principalmente come materia di scambio).

Inoltre, dato che i tassi di cambio non sempre riflettono le differenze di prezzo fra i diversi paesi, il PIL (ed il PIL pro capita) possono essere convertiti nella valuta di riferimento (nel nostro esempio il $ USA) utilizzando quello che si chiama parità di potere d’acquisto (PPP nella dizione anglosassone). Questo tasso fornisce una comparazione dei livelli reali di spesa / reddito fra i diversi paesi, analogamente al processo mediante il quale gli indici dei prezzi permettono una comparazione affidabile nel tempo per un dato paese. Il PPP e’ calcolato comparando simultaneamente i prezzi di prodotti e servizi simili in un gran numero di paesi. Il più recente esercizio  di questo genere, lo International Comparison Program (ICP) ha interessato 199 paesi nel corso del 2011 ed i fattori di comparazione sono forniti sulla base di dati elaborati da istituti quali Eurostat ed OECD.
Cosa intendiamo dire con tutto questo discorso? Prendiamo ad esempio il caso dei valori del PIL dal 2008 in avanti, misurati solo in base al PIL non corretto in base al potere d’acquisto (grafico e tabella sottostante).
Possiamo notare come alcune economie, (Francia, Germania, Italia, Russia) non solo non sono cresciute, ma sembrano aver avuto un notevole tracollo, mentre USA continua a crescere lenta ma costante e Cina si invola.
Vediamo ora che succede se inseriamo nell’equazione la PPP. 
Ora, come si può vedere, quelle stesse economie “stagnanti” non solo crescono, ma lo fanno anche in maniera molto consistente, con la Cina che supera gli USA, l’India saldamente terza, la Russia che agguanta quasi la Germania. Pure la nostra Italia cresce, seppure di poco.
Ad ogni grado, ad ogni statistica, si aggrada quello che si vuole dimostrare … un puro esercizio contabile nel senso della “Power Politics” tradizionale in salsa finanziaria (PIL sic et sempliciter con tutti i suoi difetti descritti poc’anzi) o un meccanismo più sofisticato che, pure nei limiti del PIL che rimangono sempre validi tenga anche conto dello sviluppo interno e traduca il freddo dato monetario in qualche cosa di più veritiero depurandola per quanto possibile dall’alea della fluttuazione valutaria?

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