ASTENSIONISMO ELETTORALE: TATTICA VS STRATEGIA

Riteniamo opportuno puntualizzare alcuni concetti perché si sta facendo molta confusione nel dibattito sull’astensionismo. L’astenersi da voto finché non si trova qualcuno di decente per il quale votare non significa smettere di fare politica, tutt’altro!
A differenza dei movimenti propriamente anarchici, per i quali (semplifichiamo) le sovrastrutture della “democrazia rappresentativa” sono da rigettare in quanto tali, le cosiddette “sinistra” e “destra” extraparlamentare fino all’inizio / meta’ degli anni ’90 del secolo scorso hanno proprio operato questa scelta (a volte obbligata) … nel momento in cui hanno trovato qualcuno che si e’ caricato delle loro istanze (si parlo’ allora di “sdoganamento”), esse hanno trasformato movimenti di opinione in attori politico-partitici. Perché a quel punto tornare a votare valeva la pena!
Ed e’ proprio questo che si propone e sta facendo CSV! Con buona pace di chi non capisce o fa finta di non capire o non vuole capire o capisce ed allora si spaventa e corre ai ripari perché ha paura che gli si rompa il giocattolo.
In altre parole:
L’astensione elettorale e’ una scelta tattica che si propone di rendere consapevole la parte più attenta della politica-partitica nella opportunità che l’area “senziente” del non-voto rappresenta e della necessita’ di venire a patti con questa area, che ha come obiettivo strategico la partecipazione alla gestione del potere in modo da realizzare la propria visione del mondo.

2 Comments

  • danilo d’antonio
    Posted 14 Aprile 2019 18:35 0Likes

    —————————
    La grande svolta
    dell’Astensionismo Attivo
    —————————

    Esistono due tipi fondamentali di astensionismo: l’ASTENSIONISMO PASSIVO, quello più frequente, non conduce a nulla di buono, perché porta con se solo sterile dissenso o vuota indifferenza. Oggi, con l’ampia consapevolezza e visione che si possono avere, può e deve invece esistere un ASTENSIONISMO ATTIVO: costruttivo, propositivo, risolutivo. Che giustifichi se stesso con la dichiarata strategia di non voler più accettare che il sistema politico continui a poggiare su di un apparato statale rimasto tiranno quindi pure dispotico.

    In sintesi: governanti e politici più in generale, anche dopo l’avvento della Democrazia e Repubblica, hanno continuato a circondarsi di burocrati: di assunti a vita nel pubblico impiego, di gente fidelizzata col posto fisso e la promessa della carriera e per questo disposta ad accettare acriticamente ogni peggior legge emessa in obbedienza ai voleri di ogni cricca, elite, lobby e mafia conficcatasi nella società. I politici hanno di fatto mantenuto l’arcaico disegno dell’apparato statale tipico dell’epoca monarchica e fascista. Essi non hanno mai avuto nè coscienza di cosa davvero fosse la Democrazia (la concreta e diffusa partecipazione alla vita pubblica tramite il periodico ricambio procurato dall’assunzione a tempo determinato) tantomeno voglia di adottarla. Mai i politici hanno anche soltanto pensato di democratizzare l’apparato statale così da essere composto da persone disposte a tornare semplici cittadini alla fine del mandato ed a sperimentare in prima persona la bontà delle leggi da loro stessi fino ad allora applicate.

    Ed è qui dunque il grande passo in avanti. Ogni buon astensionista, animato da intezioni costruttive, deve prendere coscienza che dei numerosi poteri dello Stato: amministrativi, culturali, educativi, ecologici, fiscali, informativi, giudiziari, d’ordine pubblico, militari, repressivi, sanzionatori, sanitari, statistici, urbanistici, paesaggistici, etc. etc. … e legislativi, solo questi ultimi, i poteri legislativi, sono democratici (perché concessi con mandati rigorosamente temporanei) mentre tutti gli altri poteri pubblici vengono ancora oggi, in piena era dichiarata democratica, dati a vita (esattamente come vollero re e duce). Ogni buon astensionista, e cittadino in generale, deve innanzitutto comprendere i mille risvolti della trasformazione necessaria e poi impegnarsi a divulgare ciò che ha compreso. Occorre tanto lavoro ma poiché è meraviglioso vivere da uomini liberi dobbiamo impegnarci a fondo, cominciando col raccogliere ogni persona di valore attorno al progetto di una società come da sempre avrebbe dovuto essere.

    Democrazia vuol dire: potere al popolo, ai cittadini. Questo si ottiene per il tramite della condivisione dell’intera Res Publica: non del solo potere legislativo (concesso tramite elezioni) bensì anche ed a partire da ogni altro potere dello Stato (concessi tutti tramite assunzioni). Urge aprire una Banca del Pubblico Impiego dove chiunque, purché competente e preparato al ruolo per il quale si candida, possa prenotarsi per dare un proprio, concreto e retribuito, contributo al proprio Paese. Avendo intorno a loro persone attente, coinvolte, cointeressate e critiche, esattamente il contrario degli attuali burocrati, i governanti non potranno più imporre e vietare quanto dettato da cricche, elite, lobby e mafie. Al contrario sarà perseguito il vero interesse dell’individuo e della società e potremo finalmente assaporare il godimento unico di essere parte di una vera Res Publica, di vivere in una vera Democrazia.

    Danilo D’Antonio
    Monti del Terremoto
    Abruzzo, Centro Italia

    +39 339 5014947

    Civilmente, legalmente, pacificamente,
    rendiamo democratico l’intero Pianeta!

    STATO DEMOCRATICO: APERTO E PARTECIPATO
    http://hyperlinker.tk/ars/index_it.htm

    • Max
      Posted 17 Aprile 2019 22:25 0Likes

      Grazie per il commento.

Aggiungi un commento