L’EUROZONA: FARDELLO O RISORSA?

Maurizio Noris – Mosca.
Era aprile 2017 , sempre attuale! 
Le presidenziali francesi e il faccia a faccia tra Le Pen e Macron hanno ulteriormente accesso il dibattito tra europeisti e no-euro. 
L’Italia gioverebbe davvero dall’uscita dell’euro?
Secondo l’economista Charles Wyplosz “l’economia italiana ha tantissimi problemi, ma l’euro non è fra questi”: sarebbe infatti sbagliato collegare la mancata crescita all’introduzione della moneta unica.
Il ritorno alla moneta nazionale con l’obiettivo di svalutare non sarebbe infatti una soluzione: già in passato la Banca d’Italia aveva seguito questa politica, con il risultato di aumentare l’inflazione senza incrementare la competitività esterna.
Inoltre il tasso di cambio non sarebbe affatto sopravvalutato e secondo la Commissione europea il costo unitario del lavoro è perfettamente in linea alla media dei Paesi dell’Unione, e addirittura inferiore al periodo pre-euro (dal 1960 al 1998).
“Il problema dell’Italia risiede altrove, nella stagnazione della produttività, ed è un problema tutto interno, frutto di investimenti produttivi insufficienti e della lentezza con cui la maggior parte delle imprese, grandi e piccole, adottano le tecnologie più all’avanguardia”.
I tassi di interesse sono ai minimi storici da anni, tuttavia le banche non finanziano le imprese, principalmente a causa degli investimenti sbagliati del passato. Abbandonare la moneta unica e incrementare l’inflazione potrebbe portare ad una erosione dei debiti, danneggiando tuttavia il potere d’acquisto dei cittadini.
Attualmente l’Europa proibisce di usare soldi pubblici per salvare le banche: in caso di uscita, il Governo potrebbe tornare a farlo, aumentando tuttavia ulteriormente il già mostruoso debito pubblico, e con un fardello che ricadrebbe nuovamente sui cittadini. Il debito pubblico, inoltre, è in euro e molto probabilmente resterebbe in euro, in quanto una riconversione in lire non sarebbe legalmente accettabile: anche qui la svalutazione della moneta sarebbe controproducente. 
Una soluzione sarebbe quella di dichiarare lo stato di insolvenza: anche qui verrebbero danneggiati i detentori dei titoli di Stato, proprio a cominciare dalle banche.
Sarebbe bene poi ricordare che una svalutazione “sleale” per riacquistare competitività verrebbe affrontata a livello internazionale con sanzioni per “manipolazione di valuta”.
Secondo Wyplosz “l’Eurozona è un esperimento inedito(…). È evidente che al momento è in una condizione tutt’altro che perfetta, e che si evolverà col tempo. Il Patto di crescita e stabilità è una sciagura: non ha funzionato e ostacola i Governi quando hanno bisogno di avere margine di manovra. La Bce è troppo esposta alle pressioni dei singoli Stati. L’unione bancaria è rimasta a metà. Il modo in cui è stata trattata la Grecia è vergognoso. Tutto questo, e ancora di più, dovrà essere corretto. E lo sarà, anche se ci vorranno anni o decenni.”
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