PIFFERAI E TOPI
Si sta parlando molto di migranti da quando la Lega è al governo, spesso con toni piuttosto lontani dalla realtà. 
Partiamo dal presupposto che se i problemi del Paese sono endemici e ben poco dipendono da cause esterne, il fenomeno migratorio resta un problema che richiederebbe una soluzione.
I numeri sembrano dirci i flussi stiano diminuendo, ma resta comunque alta l’esigenza di una policy univoca a livello europeo di gestione dell’immigrazione e della conseguente integrazione.
Il perbenismo del precedente governo e il populismo di quello attuale sono le due facce della stessa medaglia, ossia quello di non voler affrontare realisticamente la situazione.
Un’immigrazione non regolamentata e controllata genera situazioni di disagio spesso drammatiche, soprattutto in assenza di interventi seri di integrazione (e questi, in Europa, sono sempre mancati, anche in presenza di politiche di accoglienza), ma è altrettanto vero che storicamente mai nessuno è riuscito a fermare i flussi migratori.
Tanto più che sono molti gli interessi più o meno legali che ruotano attorno al traffico degli esseri umani (e non solo quelli presunti legati alle ONG).
Detto questo, parliamo di Salvini. Nel nulla cosmico intellettuale e di competenze che regna nella politica nostrana, Salvini ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione dell’elettorato su problemi secondari presentandoli come IL problema. Che siano i terroni, Roma, l’euro o i migranti, l’Italia per la Lega ha sempre avuto un problema circoscritto causato da qualcuno altro e la sua eliminazione avrebbe riportato magicamente il paese agli anni del Bengodi.
Salvini alza i toni verso l’Europa, il che senz’altro non è un male, ma lo fa a scopi propagandistici. Abbaia ma senza portare soluzioni reali, senz’altro troppo complesse per lui. Perché non si dovrebbe solo parlare di immigrazione (fenomeno che interessa molto più il Medi-Oriente che l’Europa), ma di integrazione, appunto. 
E, quando questo sarà evidente, sposterà l’attenzione su qualcos’altro, probabilmente sull’Europa e l’Euro (additando alla Merkel la responsabilità di non averlo lasciato lavorare), o sui vaccini o sulle scie chimiche, a seconda di dove tira l’aria del suo elettorato.
Attenzione però a non farne un martire: in epoche complesse, chi sbraita più forte e propone soluzioni semplici ha sempre la meglio, ma siamo ancora ben lontani dal pericolo dittatura (soprattutto perché i fantocci al governo contano quanto il due di coppe quando briscola e’ spade). La ruota girerà ancora, e continuare a polemizzare su ogni sua singola sua parola diventa controproducente, oltre che stucchevole.
Salvini è, in altre parole, l’ennesimo pifferaio magico.
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