TASSAZIONE DIGITALE: COMMISSIONE EUROPA CONTRO I GIGANTI DEL WEB, MA CUI PRODEST?
In un mercato dove il digitale sta assumendo sempre più importanza a livello globale, i numeri sono da capogiro: basti pensare che nel 2017 il market cap dei 4 giganti del tech (GAFA) Google, Apple, Facebook, Amazon ha superato i 3000 miliardi di dollari.
Il business digitale è per definizione slegato dal territorio, il che permette alle aziende notevole libertà di azione e… scappatoie dal punto di vista fiscale.
Si stima che in Europa l’aliquota media per i giganti del web si aggiri attorno al 9,5%, contro il 23,2% delle imprese tradizionali.
Una perdita di entrate enorme, che sta portando rapidamente Bruxelles a cercare soluzioni per arginare il problema. Problema, ovviamente, di non facile soluzione.
Lo scorso marzo il parlamento europeo ha votato a favore della proposta della Commissione che mirerebbe a creare un regime di tassazione pensato appositamente per il business digitale.
La proposta è ancora ben lungi dall’essere definitiva e si compone di due misure, ancora da valutare.
  • La prima possibilità sarebbe quella di tassare l’impresa direttamente nel paese membro dove vengono generati gli utili, secondo una “presenza digitale”che viene così valutata: almeno sette milioni di euro di fatturato annuale; almeno 100 mila user; almeno 3.000 contratti commerciali. In questo modo, dunque, spostare la sede legale in “paradisi fiscali” non avrebbe più alcun senso.
  • La seconda misura, di natura provvisoria in attesa di una proposta definitiva, vedrebbe l’applicazione di un’aliquota aggiuntiva del 3% a tutte le imprese che operano nel digitale, con un fatturato a livello mondiale di almeno 750 milioni di euro e 50 a livello europeo. Tale misura, tuttavia, convince meno della prima.

Ora, come abbiamo premesso, ci riserviamo di effettuare una analisi dettagliata, ma alcuni dubbi da una prima lettura ci sono alcuni punti che ci lasciano perplessi … a parte il problema logistico (nessun commercialista è in grado di tenere contabilità a cavallo di più paesi), le imprese sarebbero automaticamente disincentivate ad investire risorse per commercializzare propri prodotti in paesi ad elevata tassazione. Come scritto sopra, il limite di applicazione della legge dovrebbe essere per aziende con un fatturato di circa 7 milioni di € … una cifra molto ridotta che e’ alla portata di PMI con una decina di dipendenti e che si dovrebbero fare quindi carico di un ulteriore onere amministrativo non di poco conto.
Tutto ciò senza considerare come si concilino queste proposte con lo spirito della legislazione sulla libera circolazione dei capitali e con i principi di altre norme comunitarie come la Direttiva Bolkestein, relativa ai servizi nel mercato europeo comune. In poche parole … ok voler mettere in riga le 4 o 5 multinazionali del settore (GAFA o GAFAM se ci aggiungiamo Microsoft), ma ciò non deve andare a scapito di tutta la filiera e del lavoro di tutte le altri imprese nel settore, che sarebbero penalizzate in misura ancora peggiore data la ridotta possibilità di economie di scala.
Lo scontro in tema tra i vari governi è particolarmente duro, e già si registrano paesi membri nettamente contrari, come ad esempio l’Irlanda. Ed in tutto questo, ci chiediamo quale sia la posizione del governo italiano sulla materia … 
Dossier tutto da seguire e sul quale potrete intervenire nel nostro gruppo di discussione su Facebook.

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