CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE E MENTALITÀ: UN FILO DIRETTO?

Quando inizi a gironzolare all’estero ti accorgi abbastanza velocemente come le condizioni socio-economiche di un paese siano il riflesso diretto della mentalità (e delle nevrosi) della cultura locale. In altre parole, niente viene dal caso e per ipotizzare il futuro a volte basta chiacchierare con i vicini di casa. In parole ancora più semplici, un popolo senza cultura e senza abilità particolari difficilmente potrà ambire a destini gloriosi.
Con la proposta dei gialloverdi di alzare il deficit si è scatenata una guerra tra fazioni contrapposte che ha quasi dell’ideologico. Chi urla al default, chi alla rivincita del popolo.
Ora, senza voler entrare nei dettagli, per un paese già sommerso dai debiti farne altri non rappresenta certo la catastrofe, ma è il motivo per cui li fai il vero problema. Qui non si parla né di investimenti, né di strategie né di riforme, qui si parla semplicemente di assistenzialismo finanziato a debito. Sono d’accordo che tutelare i meno abbienti sia una causa più nobile che tutelare una banca, ma un debito resta sempre un debito, e la mancanza di un piano che possa rilanciare il paese resta sempre una mancanza.
Ciò che in ogni caso mi inquieta maggiormente è il livello dei commenti che leggo sui social. Persone evidentemente impreparate discutere di economia con persone che di economia ci vivono (e spesso le conosco entrambe personalmente quindi si, posso confermarlo), senza obiettività alcuna, con rilanci furiosi di immaginette virali e articoli più o meno fasulli.
Qualche giorno fa Burioni (il medico salito alla ribalta a causa degli auguri di una mamma informata) pubblicava un video mostrando uno studio secondo cui nelle persone la “percezione di competenza” raggiunge il suo apice con la minima conoscenza effettiva della materia in esame. In pratica, il laureato su Youtube si ritiene molto più informato dell’esperto che, in quanto esperto, sa bene quanto ancora non conosce del tema. Ecco, dai commenti mi pare l’Italia sia ormai popolata da gente “informata”. La conoscenza viene ipersemplificata, in modo da venire incontro ai pochi secondi che siamo disposti a perdere su internet per apprenderla, e la soluzione, di conseguenza, appare estremamente ovvia. E chi obietta che le cose non stiano proprio così viene bollato come “nemico”, troll, complottista.
Concordo che i precedenti governi abbiano fatto schifo uno più dell’altro, ma ora siamo (o dovremmo essere) di fronte al cambiamento. Analizziamo i due volti principali. Il primo è un diplomato che non ha mai terminato gli studi, senza alcuna specializzazione particolare che è passato dal web developing a servire caffè sugli aerei. Il secondo è un volto arcinoto, presente in politica da anni e facente parte di un partito che ha fatto della lotta “verso l’altro” il suo cavallo di battaglia, senza mai concludere un cazzo di risultato che sia uno.
I 5s invece ci hanno sfrangiato le palle per anni sostenendo che i soldi per il reddito di cittadinanza (termine improprio, per altro) ci sarebbero stati, e ora che sono arrivati al governo come lo finanziano? Coi debiti.
Cazzo, che geni. Che analisi accurata. Bravissimi. Io non ci sarei mai arrivato.
E questa sarebbe la proposta del popolo? Senza offesa, ma io ne prendo le distanze. Io non voglio essere rappresentato da due individui raffazzonati senza alcuna preparazione.
Faccio lo stesso lavoro da 15 anni, ho studiato, ho fatto gavetta, i miei clienti mi contattano per via della mia esperienza. Non basterebbe propormi come “diverso”, o spacciarmi per volonteroso. Beh, a quanto pare il lavoro del designer richiede maggiori competenze rispetto a quello del ministro.
E concludiamo poi con i geni, gli illuminati, coloro che hanno capito tutto e che portano la luce in un mondo di ignoranza e oblio. Quelli del “meditate gente”, “rosicate”, “siete tutti analfabeti funzionali tranne me”. I problemi dell’Italia non sono la spesa pubblica, la corruzione, l’incompetenza dilagante, l’arroganza, l’eta media, l’assenza di infrastrutture. Il problema non sono le pensioni baby o il sistema retributivo, follie che hanno gonfiato la voce pensione. Il problema non è il costo del lavoro, diretta conseguenza di uno stato che produce poco e spende molto (cazzo, l’Italia per produttività sta dietro alla Russia, un paese il cui prodotto tipico è il brent). 
I veri problemi sono: l’euro, i migranti e la Nato (si, pure la Nato, che ci costa l’1% del Pil ma che secondo alcuni basterebbe per ripagare il debito pubblico). Il ragionamento è semplice: negli anni ’80 si stava da dio, e non c’erano né i migranti né l’euro. Il discorso fila che è una favola, un po’ come se un sessantenne desse la colpa alla moglie per la propria andropausa e mirasse al divorzio per avere piena erezione e andare a fighe come quando aveva vent’anni.
Eppure, guardando questi grafici, la cosa appare un pochino diversa. Sembra quasi sia dagli anni ’80 che il nostro debito sia cresciuto, affiancato da una crescita economica pressoché nulla. Crescita zero e debiti in costante aumento… sembra quasi il nostro tenore di vita sia basato sul debito. Ma in fondo io sono un designer, e il debito pubblico non esiste.
Debito pubblico o debito estero, che in fondo sono la stessa cosa. E poi noi abbiamo la lingua più bella del mondo, possiamo andare in default e trovare altre nazioni che ci finanziano. Tipo l’Ungheria di Orban. E poi il Giappone vive benissimo anche col 230% del debito sul Pil (e basta questo dato per scacciare i complottisti, non serve sapere altro sull’economia nipponica). 
Tra 5 anni non mi sorprenderei se qualcuno cominciasse a diffondere la notizia che il debito pubblico fosse una conseguenza dei vaccini.
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