ACCADDE OGGI , 11 OTTOBRE 1985, LA CRISI DI SIGONELLA

CSV . BUONGIORNO 
La crisi di Sigonella fu connessa al sequestro della nave italiana Achille Lauro avvenuto ad opera di terroristi il 7 Ottobre 1985.
L’episodio fu un complesso caso diplomatico avvenuto a Sigonella il giorno 11 Ottobre 1985, che rischiò di sfociare in uno scontro armato tra V.A.M. (Vigilanza Aeronautica Militare) e Carabinieri da una parte e gli uomini della Delta Force (reparto speciale delle forze armate statunitensi) dall’altra.
Vogliamo ricordare e porre l’attenzione al ruolo determinante e fondamentale assunto dagli Avieri della V.A.M. nella ferma difesa della sovranità nazionale in occasione di una crisi internazionale estremamente rilevante.
Il presidente statunitense Ronald Reagan, da Chicago dove era in visita, accolse la proposta di Robert McFarlane e di Oliver North (del Consiglio di sicurezza nazionale degli USA) di intercettare unilateralmente l’aereo che trasportava i terroristi palestinesi autori del dirottamento della nave da crociera italiana Achille Lauro, avvenuto il 7 ottobre u.s., che si erano consegnati in Egitto, utilizzando le informazioni fatte pervenire da Israele; decollarono quattro F-14 Tomcat dalla portaerei USS Saratoga ed affiancarono l’aereo poco sopra Malta, intimando con movimenti d’ala di seguirli. Il governo di Tunisi prima, e quello greco poi, negarono l’atterraggio ed altrettanto fecero anche le autorità israeliane. Così i caccia americani decisero di dirottare l’aereo sulla base Naval Air Station Sigonella a Sigonella in Sicilia.
Il Presidente del consiglio italiano, contrariato da questa improvvisazione, intendeva consentire sì l’atterraggio, ma gestirne le conseguenze autonomamente. In segreto ordinò ai vertici militari che i terroristi e i mediatori fossero messi sotto il controllo delle autorità italiane. L’ammiraglio Fulvio Martini, capo del servizio segreto militare (Sismi), alle 23:57 ricevette una telefonata dal presidente Craxi. Su suo ordine si recò immediatamente in Sicilia.
Sia il Controllore di Torre che il suo Assistente erano all’oscuro riguardo l’identità dei passeggeri a bordo del velivolo egiziano. Nonostante ciò, in assenza di informazioni, sotto la propria responsabilità e a proprio rischio e pericolo, intrapresero tutte le azioni successive che poi risultarono necessarie e indispensabili alla cattura dei terroristi da parte delle autorità italiane. Il Controllore in turno e il suo Assistente furono le due prime persone italiane di Sigonella a realizzare che gli americani volevano fare atterrare un aereo civile sulla base militare, per poi farlo parcheggiare nei pressi dell’aerostazione gestita dai militari USA. L’atterraggio avvenne alle 0:15; l’autorizzazione del Comando Italiano all’atterraggio del volo egiziano arrivò solo quando il velivolo aveva già dichiarato “emergenza carburante” e appariva evidente che non sarebbe stato in grado materialmente di procedere verso l’aeroporto di Catania Fontanarossa perché non vi sarebbe mai arrivato. Il Controllore di Torre militare italiano e il suo Assistente, senza ricevere ordini da chicchessia, di loro iniziativa istruirono l’aereo egiziano a parcheggiare sulla piazzola lato est (zona italiana). I due militari italiani preavvisarono Carabinieri e VAM – Vigilanza Aeronautica Militare – del suo arrivo.
Immediatamente confluirono sulla pista 30 avieri della VAM e 20 Carabinieri, tutti in forza alla base aerea di Sigonella, circondando l’aereo, come da ordini ricevuti. Pochi minuti dopo atterrarono – a luci spente e senza permesso della torre di controllo – anche due C-141 Lockheed americani della Delta Force al comando del generale di brigata aerea Carl W. Steiner si diressero verso il Boeing egiziano e fu subito chiaro che volevano prendere i dirottatori e Abu Abbas, secondo gli ordini ricevuti da Washington; le luci della pista furono subito spente. La tensione salì alle stelle perché i 50 militari della Delta Force, scesi dai C-141 armi in pugno, circondarono gli avieri italiani e i carabinieri, ma a loro volta furono circondati con le armi puntate da altri carabinieri, che erano nel frattempo arrivati dalle vicine caserme di Catania e Siracusa. Il capitano Marzo ricevette dalla Torre di Controllo l’ordine di posteggiare un’autocisterna, una gru e i mezzi anti incendio chiusi a chiave e piantonati dinanzi ai velivoli onde impedirgli definitivamente di muoversi dalla base. Ognuno si attestò sulle sue posizioni: in quel momento esistevano tre cerchi concentrici attorno all’aereo. Seguirono minuti di altissima tensione.
Steiner – che aveva notizie dagli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari – avvertì il colonnello Ercolano Annicchiarico di essere in contatto con lo Studio Ovale e dichiarò: “Il Governo Italiano ha promesso di consegnarci i palestinesi; non capisco la resistenza di voi militari”. L’ammiraglio Martini, sia pure con difficoltà, sentì Roma e fece rispondere a Steiner: “Abbiamo istruzioni di lasciarli lì”. Le autorità italiane, infatti, restavano attestate sulla linea che in assenza di richiesta di estradizione non era consentito a nessuno sottrarre alla giustizia italiana persone sospettate di aver preso parte ad un atto criminale punibile ai sensi della legge italiana.
Da Washington pervennero immediatamente intimazioni rivolte per via diplomatico-militare ai vertici del Governo italiano, limitandosi a presentare la questione come un’operazione di polizia internazionale ma totalmente disconoscendo le diverse priorità imposte dall’ordinamento giuridico italiano. Non avendo ottenuto risposta positiva, il presidente statunitense Reagan, infuriato per il comportamento italiano, si decise a telefonare nel cuore della notte al presidente del Consiglio Craxi per chiedere la consegna dei terroristi; ma Craxi non si mosse dalle sue posizioni: i reati erano stati commessi in territorio italiano e quindi sarebbe stata l’Italia a decidere se e chi estradare. Alle 5:30, quando il generale dei carabinieri Bisogniero fece intervenire a Sigonella (su ordine di Craxi) i blindati dell’Arma ed altri rinforzi, il reparto d’attacco americano ricevette l’ordine di rientrare.

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