ALLARME COMUNITA’ SCIENTIFICA: UE ZIMBELLO DELL’INNOVAZIONE SE NON DISTINGUE TRA OGM E CRISPR (CORTE UE LE EQUIPARA)

CSV lombardia
Enrico Scarpini
Con la sentenza di pochi mesi fa la corte ue equiparava le nuove tecniche di editing genetico crispr con gli ogm (organismi geneticamente modificati). la comunità scientifica lancia l’allarme perche’ invece la ue prenda atto e legiferi che sono 2 tecniche diverse e soprattutto lasci spazio a ricerca ed innovazione per la crispr (per molti è già la più grande scoperta scientifica del decennio) altrimenti, oltre ad essere lo zimbello del mondo, sono a rischio l’innovazione, il lavoro ed il futuro stesso della scienza in ue. il punto dolente della ue e’ sempre ed ancora la scienza e tecnologia che per il vecchio continente, invece di essere una risorsa ed una spinta al progresso, sono, in molti casi, un “gombloddo” delle multinazionali (vedi glifosato considerato probabilmente cancerogeno come le patatine fritte da oms ma sempre in via di contestazione in ue, vedi ogm considerato ormai da tutta la comunita’ scientifica come addirittura migliore dei prodotti non ogm ma di fatto ancora “vietato” nella ue degli ipocriti ed ignoranti. infatti “non lo si puo’ coltivare” in ue ma lo si puo’ benissimo importare da dove lo producono…)
«L’Europa sarà lo zimbello dell’innovazione in agricoltura per il prossimo decennio» ha commentato senza giri di parole, Maurice Moloney, direttore del Global Institute for Food Security canadese per spiegare l’impatto della sentenza della Corte europea sulle tecniche di editing genetico basate sul Crispr. La comunità scientifica sta reagendo a quello che considera un colpo al cuore alla ricerca biotech europea. Senza una regolamentazione più attenta di quella che per molti è già la più grande scoperta scientifica del decennio, rischiamo infatti di vedere una stretta dei fondi per la ricerca sia a livello dei singoli Stati che nel programma Horizon Europe del prossimo decennio come è già avvenuto dopo il 2001 con gli Ogm. 
I programmi quadro della Commissione richiedono di giustificare gli investimenti in ricerca a fronte dell’impatto economico che potranno produrre a valle. «Una regolamentazione era necessaria vista la potenza della tecnica Crispr nel modificare gli organismi viventi – osserva Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon di terapia genica e detentore di uno dei quattro brevetti italiani sul Crispr – ma da un punto di vista scientifico, invece di chiarire aumenta la confusione perché la modifica puntuale di un gene ottenuta con le tecniche di editing sono molto precise e mirate, spesso indistinguibili da quelle che avvengono naturalmente». Un gene può infatti venire “spento” se produce effetti dannosi, come nel caso dei tumori o di allergeni del cibo, o riattivato per produrre una molecola mancante nell’organismo. «Il gene-editing è molto sofisticato e non è assimilabile alla transgenesi, ovvero l’introduzione, in blocco, di geni di specie diverse, e proprio per questo serve una regolazione che guardi alle applicazioni, non alla tecnologia utilizzata» sottolinea Naldini. Le applicazioni biomediche di Crispr come, appunto, le terapie geniche hanno già un loro percorso clinico-regolatorio e non sono minacciate dalla sentenza europea. 
«È fuori di dubbio che queste tecnologie vadano regolamentate, ma spero che la sentenza riapra finalmente la discussione più ampia sulla normativa Ogm europea che, di fatto, è basata su un approccio antiquato in cui si discrimina l’alimento in base alle tecnologie di produzione– osserva Enrico Dainese, professore di biochimica degli alimenti e della nutrizione dell’Università di Teramo – Oggi non possiamo classificare un alimento a rischio in base alle metodiche usate per produrlo. È poi necessaria una nuova opera di informazione. «Il risultato è che non facciamo informazione su cosa sono Ogm e Crispr e non accediamo nemmeno ai fondi europei per sostenerla – osserva Dainese – dimenticandoci che le attitudini dei cittadini verso la ricerca stanno cambiando e perdendo occasioni preziose per rendere migliori i nostri prodotti e la nostra agricoltura più competitiva».
fonte ilsole24ore.it

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