BCE, EUROZONA IN CRISI, LA ZAVORRA SIAMO NOI

CSV SVIZZERA

Antonio Ripa

Le quattro grandi economie dell’euro zona, hanno tutte avute una seria battuta di arresto. La Germania con un forte rallentamento della crescità, al minimo dal 2013, Francia e Spagna stanno anch’esse rallentando bruscamente, mentre per l’Italia la crescita si è già arrestata. 
Tale scenario è aggravato dalla situazione globale, ben descritta nell’aggiornamento di qualche giorno fa del World Economic Outlook del Fmi presentato poche ore prima dell’inizio del Forum Economico Mondiale di Davos. Gita Gopinath, chief economist del FMI, , ha spiegato che “In Europa continua la suspence su Brexit, e il costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”. Dal punto di vista globale, il report prevede meno crescita per l’economia mondiale nel 2019 e 2020, e lascia diverse incognite che possono impattare ulteriormente uno scenario già debole, come una possibile escalation nello scontro Cina-Usa sui dazi. Le nuove stime confermano una crescita globale del 3,7% nel 2018, ma in calo al 3.5% per 2019 ed al 3,6% per 2020. 
Tornando all’Europa l’indice manufatturiero PMI dovrebbe raggiungere 51,40 entro la fine di questo trimestre, secondo i modelli macroeconomici globali di Trading Economics e le aspettative degli analisti. Guardando al futuro, la stima del PMI manifatturiero nell’area dell’euro a 54,50 in 12 mesi. Nel lungo periodo, il PMI della zona euro manifatturiera è previsto in tendenza intorno ai 53,10 nel 2020. 
Le incognite sono tante , ed il rischio che tutto questo possa trasformarsi nella terza recessione europea negli ultimi 10 anni è realistico

RIPARTIRE CON LA BCE DALLA LEZIONE IMPARATA CON IL QE 
Il periodo 2015-2018 e’ stato caratterizzato da una politica straordinaia di espansione moneteria, Quantiative Easing, finalizzata all’aumento dell’inflazione dell’euro zona fino al 2%, obbiettivo raggiunnto a fine 2018. Ma nei paesi con un alto debito come l’Italia si e’ avuto alcun beneficio per l’economia reale, creando invece una sorta di narcolessi che è stata usata per le politiche delle mancette e non per quelle riforme strutturali necessarie a risolvere le contraddizioni di carattere socio-culturale-economico e per iniziare quel processo di ammodernamento di infrastrutture materiali ed immateriali che dopo quasi 30 anni di immobilismo sono ormai obsolete.

TLTRO : FINANZIARE LA PICCOLA E MEDIA IMPRESA A COSTO ZERO

Esiste una versione più calibrata del QE, che può essere diretta ai paesi che ne hanno bisogno, come l’Italia, piuttosto che a tutti. Parliamo di TLTRO (targeted long term rifinancing operation), ovvero una operazione di rifinanziamento a lungo termine mirata. Già usato in passato, il processo previsto dai TLTRO, già usato in passato, prevede un’asta mediante la quale vengono erogati prestiti quadriennali alle banche dell’Eurozona con rendimento poco superiore a quello del tasso di riferimento, ma che può scendere anche al livello del tasso sui depositi. L’unica condizione per ricevere i prestiti TLTRO è utilizzare il denaro per sostenere il credito alle piccole e medie imprese, inserendolo quindi nell’economia reale, a differenza del LTRO (long term refinancing operation).Già usato in passato nel 2014 e nel 2016, oggi un nuovo TLTRO contribuirebbe contribuirebbe al miglioramenteo E’ quindi un veicolo di finanziamento super economico per le banche che scelgono di partecipare, ottenendo liquidità da destinare esclusivamente alle piccole e medie imprese. 
Barclay Research ha pubblicato a fine novembre un dettagliato report che analizza la situazione dell’economia europea ed evidenzia sia il benefit che nuovi clicli di TLTRO nel biennio 2019/2020 porterebbero alla crescita economica e sia come senza questi si andrebbe incontro ad un significante rialzo dei costi di finanziamento per le banche, con il conseguente aumento dei tassi dei prestiti al settore privato e ad un considerevole riduzione della leva, soprattutto per le banche dei paesi piu’ deboli dell’euro zona, con quelle italiane in testa.

DRAGHI ED I FALCHI DELLA BCE

Ieri, 24 gennaio si e’ tenuto il meeting trimestrale della BCE sulle politiche monetarie. Il presidente della BCE, Mario Draghi, nelle ultime settimana ha lasciato intendere la consapevolezza dello scenario di crisi e dei rischi per l’Europa, ripetendo come un mantra la possibilità che la BCE possa incrementare ulteriormente il QE. Queste dichiarazioni erano però in forte contrasto con le posizioni dei falchi del consiglio direttivo che avendo combattuto duramente per portare a termine 3 anni di QE. Alla fine della riunione di ieri, dalla conferenza stampa è stato evidente come le posizioni die falchi abbiano avuto la meglio su quelle del Presidente Draghi, ormai a fine mandato. Significativa è stata la dichiarazione di Draghi in merito alla ipotesi recessione : “Non è una possibilità probabile. Nel breve termine la crescita sarà più debole. Ha poi precisato che “La Banca centrale europea non ha esaurito tutte le sue munizioni e la sua cassetta degli attrezzi è sempre lì ed è pronta ad intervenire se occorre”

IL FUTURO CHE CI ASPETTA

C’e’ da interrogarsi si qual’e’ il futuro di un’Italia che va incontro ad una forte contrazione della crescita economica, ultima stima di Banca italia, Ocse e FMI e’ dello 0.6%, con un governo che ha basato la propria finanziaria con un incredibile valore per la crescita di 1.5% e caratterizzate da politiche di aumento della spesa pubblica pensionistica e sociale , dell’assenza di investimenti ( le briciole non contano ) e di una severa austerity per il bienno 2020-2021. Per la serie continuiamo , come negli ultimi decenni, a farci del male con mancette clientelari e lo smantellamento del benessere economico e sociale. Alla fine, è la solita dieta a base di uccelli per diabetici.

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