Rileggendo Machiavelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marialuisa Colonna Romano

Rileggendo la sintesi del pensiero di Machiavelli, pubblicato da una cara amica, mi sono ricordata di alcuni principi su cui basa la sua costruzione della scienza politica:

1) il fine dell’azione politica e quindi dell’amministrazione dello Stato è stabilito dal Principe o capo,

2) il Principe deve essere contemporaneamente una volpe e un leone,

3) gli uomini sono malvagi,

4) la pace si fonda sulla guerra. Questa costruzione del suo pensiero fa pensare che fosse molto pessimista (forse ne aveva motivo).

Però secondo me distrugge la speranza perché non crede nel progresso umano. Infatti non immagina la possibilità di una futura evoluzione del concetto di democrazia rappresentativa, l’affermazione della volontà di molte persone di dedicarsi al volontariato e di creare importanti strutture di solidarietà (esempio ospedali in Paesi molto poveri), la diffusione della volontà di molte persone di trovare modalità per difendere la democrazia e la libertà delle persone (ad esempio il Risorgimento e la Resistenza). In questo momento storico probabilmente stiamo facendo un passo indietro, ma la realtà dei passi in avanti fatti dal ‘500 in poi, non può essere cancellata.

Inoltre la globalizzazione affermatasi negli ultimi decenni ha rappresentato uno strumento per diffondere il consumismo e l’egoismo, ma può essere, e in qualche momento è stato, anche lo strumento per affermare a livello internazionale la fraternità, l’amore per il prossimo e la dignità di ogni persona umana. Forse il limite del pensiero di Machiavelli è la sottovalutazione del cristianesimo e del potere del bene: agisce lentamente ma esiste e anche quando i potenti hanno tentato di annientarlo con gli stermini di massa, il bene è sopravvissuto. Il male è comunque riuscito a creare molta sofferenza ma chi ha creduto e pensa di poterla evitare assecondando il male finora ha fallito e tutto lascia pensare che sarà sempre così. Quindi è molto meglio darsi da fare per favorire la continua affermazione del bene.

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