L’ITALIA PERDE ULTERIORE TERRENO NELLE LIBERTÀ ECONOMICHE

di Maurizio Noris

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Ogni anno la Heritage Foundation, considerata tra i più influenti istituti di ricerca americani, pubblica il suo Index of Economic Freedom, report che misura la libertà dei singoli paesi in termini di diritti di proprietà e regolamentazione governativa, basandosi su fattori quali corruzione, ostacoli al commercio internazionale, tassazione, costi dello stato, normative sul lavoro.

I 180 paesi presi in esame vengono quindi messi in lista (link in calce, nell’immagine la mappa) secondo il punteggio totalizzato e divisi in 4 aree: free, mostly free, moderately free, mostly unfree, repressed.

Nella prima categoria troviamo, nell’ordine, Hong Kong, Singapore, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia e Irlanda. Nella seconda categoria troviamo, tra gli altri, la maggior parte dei paesi europei: Uk (settimo posto), Canada (ottavo posto), Usa (12esimo), Paesi Bassi (13esimi), Danimarca (14esima), Svezia (19esima), Germania (24esima), Austria (31esima).

Nella terza: Polonia (46esima), Belgio (48esimo), Spagna (57esima), Francia (70esima) e finalmente Italia (80esima), perdendo una posizione rispetto al 2018 e superata da paesi come Turchia e Costa d’avorio.

Anche lasciando il beneficio del dubbio ai numeri, è innegabile che il nostro paese non occupi una posizione edificante.

L’ex Belpaese viene giudicata un paese dove “nonostante la volatilità politica ed economica, si registra una crescita moderata.

La terza economia della zona euro è ostacolata da interferenze politiche; corruzione; cattiva gestione delle finanze pubbliche; debito pubblico eccezionalmente alto”
Alla voce Stato di diritto leggiamo: I diritti di proprietà e i contratti sono sicuri, ma le procedure giudiziarie sono notoriamente lente. Il sistema legale è macchinoso e vulnerabile alle interferenze politiche. La corruzione e la criminalità organizzata rappresentano un ostacolo significativo agli investimenti e alla crescita economica, con un costo stimato di 60 miliardi di euro all’anno in risorse pubbliche sprecate. La burocrazia rallenta gli sforzi per far rispettare le leggi anticorruzione.

A proposito dell’efficienza normativa: “Organizzare nuovi investimenti e produzione rimane un processo macchinoso e burocratico. La pubblica amministrazione inefficiente aumenta il costo dell’attività imprenditoriale”.

Qualche buona notizia? L’Italia è al 36 ° posto tra 44 paesi nella regione europea e il suo punteggio complessivo è inferiore alla media regionale, ma superiore alla media mondiale.

Per chi volesse approfondire: Country Rankings

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