BUONI FRUTTIFERI POSTALI, LO STATO PUO’ CAMBIARE IL TASSO DI INTERESSE QUANDO VUOLE.

La Corte di Cassazione ha stabilito che per i Buoni sottoscritti prima della legge del 1999 basta un decreto ministeriale perché il rendimento cambi, anche in modo retroattivo. E senza che l’investitore venga informato

Cattive notizie in arrivo per chi ha investito in Buoni fruttiferi postali prima del 1999. Lo Stato infatti può cambiare le regole del gioco in corsa, anche in modo retroattivo. Giusto o ingiusto che sia, è una condotta che la Cassazione ha appena legittimato con una sentenza

Resta, però, la possibilità di recedere dal contratto, incassando quanto spetta secondo il tasso di interesse originario e più vantaggioso.


Niccolò Delli Colli Mi permetto di precisare, essendoci passato per motivi professionali, che la situazione è piuttosto ingarbugliata ma si. È così.
Nello specifico, si parla della serie p/q.
Successe che nel 1999 fu emesso un decreto per modificare unilaterlamente i rendimenti dei titoli (e di molto, poichè non solo si stroncava il rendimento, ma cambiava anche la capitalizzazione, che a 30 anni è molto importante).
Attualmente la giurisprudenza è dell’avviso che tutti i buoni acquistati PRIMA del 1999 hanno il nuovo tasso deciso unilateralmente dal ministero.
Tutti quelli acquistati DOPO il detto decreto del 99 hanno il tasso riportato sul titolo. Cioè che il decreto del 1999 ha effetto SOLO RETROATTIVO i quanto i titoli stampati ed acquistati prima del 1999 hanno il rendimento stabilito in decreto, mentre quelli stampati prima, ma acquistati dopo, hanno il valore deciso in decreto solo se vi è stato apposto sopra un apposto timbro.
Fantastico, vero? E poi ci chiediamo perchè gli investitori non si fidano dell’italia.
Ps: da economista zappaterra quale sono, ditemi voi se questo non è a tutti gli effetti un default.

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