Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto ci saranno i MiniBot?

Riceviamo, non necessariamente condividiamo, ma volentieri al solito pubblichiamo, da Sergio Farris

Tutti aspettano la ripresa economica. A volte, nella frenesia di dare risposte politiche al problema, ci si appende a speranze di ripresa connesse alle regole che disciplinano gli appalti pubblici (senza apprezzamento del fatto che – piuttosto che le regole – sono le risorse a contare). Periodicamente poi, dato il giugulatorio contesto generale di austerità, affiorano proposte di aggiramento dei limiti fiscali che essa connotano. L’ultimo caso ad avere fatto irruzione nel dibattito pubblico, è quello dei MiniBot. Vi sono – in relazione alla questione – due aspetti che tendono a compenetrarsi. Quello della formazione di nuovo debito e quello della costituzione di una moneta parallela. Per ora non vi è nulla di certo. Il Parlamento ha approvato una mozione per mezzo della quale ha chiesto al Governo di accelerare il pagamento dei debiti arretrati che le Amministrazioni pubbliche devono saldare a molte imprese fornitrici. La mozione parla di modalità dei pagamenti come la compensazione tra debiti e crediti nonché di strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio (appunto i MiniBot). Naturalmente, le norme che disciplinano gli acquisti da parte delle Pa non prevedono la creazione di debiti “alla leggera”. Quando un Amministrazione effettua un acquisto – o commissiona un lavoro – verifica che il relativo ammontare sia stanziato in uno dei capitoli del bilancio di previsione. Ciò fatto, con specifico atto formale impegna quell’ammontare a favore di un ben individuato fornitore. A quel punto, perfezionato il contratto ed effettuata la prestazione, l’impresa può emettere la fattura. Può tuttavia darsi il caso che – nonostante sul piano giuridico si sia formata la situazione creditoria (il bilancio di previsione è un bilancio “giuridico”) – la situazione di cassa non consenta la liquidazione immediata (anche la parte “entrata” del bilancio è previsiva, per cui i pertinenti accertamenti ed incassi possono verificarsi con un certo ritardo). L’impresa vanta comunque – regolarmente – il credito. Le è anche consentito di cederlo (incamerando la somma prevista da un terzo). Non sussiste, quindi – intanto – un rischio di perdite da parte dei creditori (si tratta solo di attendere). Ecco perchè la mozione che trattiamo parla di accelerazione dei pagamenti. Se l’intento della mozione venisse implementato, in effetti verrebbe proposto alle imprese creditrici di accettare titoli (i MiniBot) come forma di pagamento (essi, in questo caso, non prevederebbero interessi). Allora i pagamenti verrebbero compresi nel conto del debito pubblico, quello che rileva al fine del rispetto dei parametri europei. Ha ragione, dunque, Mario Draghi – il Presidente della Bce – quando afferma che i MiniBot aumentano lo stock del debito. Draghi ha anche ragione quando dice che, se nelle intenzioni dei promotori vi è quella di creare una moneta alternativa all’euro, tale moneta non sarebbe legale. Il monopolio della moneta è detenuto dal Sistema europeo della Banche centrali. Una moneta è accettata da tutti – ed è possibile con essa estinguere debiti – fintanto che è la legge a darvi corso (appunto) legale. Ciò non toglie, tuttavia, che all’atto pratico possano formarsi dei circuiti entro i quali una determinata forma di pagamento sia accettata (vado in Svizzera, lì vengono accettati gli euro e poi questi vengono convertiti in franchi). L’ipotesi della moneta alternativa sarebbe tanto più realistica se, come è stato adombrato, lo Stato ammettesse il pagamento tramite i MiniBot delle tasse di sua spettanza. Allora lo Stato emetterebbe nuova liquidità (ed è questa la ragione di massima contrarietà da parte delle Istituzioni europee). Qui sta il punto. Il Paese, in considerazione delle proprie necessità di rilancio economico, ha bisogno di un incremento di spesa. Tuttavia, ciò cozza vistosamente con i vincoli imposti (ed altresì autoimpostici a suo tempo) dalle politiche di austerità. Se i MiniBot venissero generalmente accolti, le autorità nazionali verrebbero immediatamente accusate di aggirare le regole e di finanziare spese “folli” che andrebbero a violare i famigerati parametri della Uem. Il paradosso è che nei conti bancari risultano parcheggiati 1371 miliardi che fruttano un rendimento scarso o nullo e alcuni politici deveno darsi al libero esercizio di fantasia nella speranza di aumentare il circolante. Comunque, non credo che il tutto avrà un seguito fattuale. Penso che alla fine, per venire incontro alle imprese interessate, si farà un maggiore ricorso a meccanismi di compensazione tra debiti e crediti. I sacerdoti dell’austerity sono tuttora in auge. Ed hanno l’agitazione della paura dalla loro parte.

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