NON EXPEDIT, UN PRECEDENTE STORICO (RIUSCITO) DI ASTENSIONISMO ATTIVO …

Una delle critiche che ci vengono regolarmente fatte a proposito dell’astensionismo attivo e’ quella secondo la quale comunque chi governa lo farebbe ugualmente e quindi alla fine della fiera a nessuno interesserebbe dei voti degli astensionisti (attivi).

Se da un punto di vista puramente numerico del risultato elettorale e’ cosi’ (ad esempio l’amico Colombari Luigi cita un esempio pratico di forte astensionismo alle ultime regionali dell’Emilia/Romagna dove si recò a votare il 37,71 % degli aventi diritto (tra l’altro in una regione di forte tradizione partecipativa). E nota che non c’è stata nessuna conseguenza nei comportamenti e ragionamenti dei partiti e Stefano Bonaccini ha governato in un normalissimo quadro di politica tradizionale.

Giustissimo, in quanto ci si riferisce ad una tornata elettorale ma si perde di vista il quadro d’insieme del lungo periodo, come ci insegna invece il precedente storico del rifiuto dei cattolici di partecipare alla vita politica nazionale dopo la tensione fra lo Stato liberale e la Santa Sede che sfociarono nella breccia di Porta Pia il 20 settembre 1870.

E qui copiamo da Wikipedia per illustrare il contesto “Non éxpedit (in italiano: non conviene) è una disposizione della Santa Sede con la quale il pontefice, per la prima volta nel 1868, dichiarò inaccettabile per i cattolici italiani partecipare alle elezioni politiche del Regno d’Italia e, quindi per estensione, alla vita politica nazionale italiana, tale divieto non era esteso alle elezioni amministrative. Il divieto fu abrogato ufficialmente da Papa Benedetto XV nel 1919. “

Ed in conseguenza di quale fatto fu reso obsoleto e poi abrogato? Semplicemente dalla confluenza di due interessi: da un lato i partiti “d’ordine” erano preoccupati dell’avanzata delle “estreme” e quindi avevano bisogno dei voti parcheggiati degli astensionisti cattolici ; dall’altro un movimento compatto e con idee chiare, quello appunto dei cattolici astensionisti, che colsero l’occasione per ottenere l’inserimento di alcuni punti programmatici (libertà della scuola, opposizione al divorzio ecc.) nel famoso “Patto Gentiloni” del 1913!

In conclusione: ci vogliono anni, anche decenni, occorre pazienza, nervi saldi ed una chiara visione politica del futuro se si vuole avere successo, e costringere i partiti che volessero ricercare una “pubblica decenza” per essere votati, a scendere a patti con noi.

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