L’Italia é davvero competitiva in Europa?

Di Marco Garrone

CSV-IRLANDA

Chi ha una certa etá conserva nella mente il ricordo di quell’Italia pilastro del G7, che negli anni ’80 del XX secolo era considerata la quinta potenza economica mondiale. Poi é caduto il muro di Berlino e con esso i sogni di gloria globale del Belpaese.

Il mondo da bipolare (USA – URSS) é ormai diventato multicentrico e oggi mentre gli USA cedono la loro leadership mondiale alla Cina, la UE diventa il terzo polo economico e l’Italia ne fa fortunatamente parte.

Il World Economic Forum ha elaborato uno studio sulla competitivitá delle nazioni e il quadro ci presenta una Italia ben poco capace di affrontare, e vincere, le sfide commerciali di ogni giorno.

In questo studio il WEF fa una sintesi condivisibile e al tempo stesso inquietante.
“[…] il settore privato dovrebbe essere piú aperto ai nuovi modelli di business e alle idee e contemplare un’attitudine piú positiva al rischio. Dall’altra parte, il miglioramento della competitivitá italiana dipende primariamente dalla modernizzazione del suo sistema finanziario e della pubblica amministrazione.”

Nella classifica che mette a confronto Europa e Nord America, l’Italia e soltanto alla posizione 31, dietro anche a paesi come Islanda, Spagna e Repubblica Ceca.

Cosa significa?

Significa che la situazione dell’Italia, vista in un’ottica futura non é molto rosea. Significa che le imprese italiane, per via di un sistema rigido e poco adatto al cambiamento, nonché una imprenditoria poco innovativa, soffriranno sempre piú in futuro, con effetti chiaramente immaginabili sul PIL e sul benessere dei cittadini.

Quando riusciremo a completare la TAV e quindi il Corridoio Europeo numero 5, gran parte del Nord potrebbe trarne beneficio creando una nuova vocazione logistica che assicurerá alle sue imprese una buona connessione con il resto del continente. Il resto del Paese soffrirá una profonda crisi ed emorragia di imprese che dovranno rilocarsi in aree meglio connesse, fino a quando non capirá che bisogna valorizzare il turismo e le risorse del territorio e usare sapientemente i fondi europei per le regioni disagiate al fine di creare una industria profittevole del divertimento e che valorizzi appieno il territorio.

E quindi?

Il mondo diventa tricentrico (USA, Cina, UE) e noi che siamo la periferia di questa area geografica non possiamo che svegliarci e capire che serve un radicale cambiamento o saremo finiti.

In Italia nessuno vuole l’incertezza che porta il cambiamento, siamo sempre piú emarginati commercialmente e sempre progressivamente piú poveri. I giovani tornano alle campagne lasciate dai loro nonni o bisnonni per andare a lavorare nelle grandi cittá, ma anche l’agricoltura moderna ha bisogno di infrastrutture e tecnologia e se perdiamo il passo non ci sará alcun futuro.

Essere competitivi nel mondo del XXI secolo significa soprattutto meno tutele e meno certezze con imprese che aprono e chiudono nel giro di una settimana ed esplorano nuove opportunitá aprendo nuovi mercati.
Significa incertezza per i lavoratori, che devono imparare a cambiare e a tenersi al passo con i tempi.

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