MORIRE DI VIRUS O MORIRE DI POVERTA’ . PERCHE’ NON MORIRE D’ENTRAMBI?

MORIRE DI VIRUS O MORIRE DI POVERTÀ. PERCHÉ NON MORIRE D’ENTRAMBI?

Lo abbiamo ripetuto fin dai primi giorni di questa storia: la qualità della risposta di un paese a questa pandemia non è solo questione di vite umane ma soprattutto di ripercussioni economiche.

Ora, poiché sui paesi OCSE (OECD per gli anglofoni) iniziamo ad avere dati relativamente stabili, mi sono preso la briga di realizzare un semplice diagramma di posizionamento per i paesi in funzione di due parametri: la mortalità per milione (come misura dell’incidenza sanitaria della pandemia), e la proiezione di crescita del PIL (come misura dell’impatto economico). Secondo voi, come si posiziona l’Italia?

Cominciamo col dire che si evidenziano subito nel grafico 4 aree ben distinte che ho deciso di denominare in modo arbitrario come segue:

– TTT (Mortalità tra 0 e 250 per milione, crollo PIL tra -1% e -7.5%). Non stiamo parlando solo di Test, Trace e Treat. Questi sono paesi che in media hanno provveduto fin da subito a fornire una risposta relativamente sofisticata, sia sul piano dell’infrastruttura sanitaria che tecnologica. In alcuni casi, questi paesi hanno fornito una risposta talmente sofisticata che non hanno neppure dovuto imporre restrizioni particolarmente severe (vedi ad esempio la Corea del Sud).

– Early Lockdown (Mortalità tra 0 e 150 per milione, crollo PIL tra -8% e -10%). Questi sono paesi che hanno imposto un lockdown severo fin da subito (spesso quando non contavano ancora neppure un decesso). Tuttavia, la risposta non è stata particolarmente sofisticata vuoi per limiti infrastrutturali o tecnologici e questo si ripercuote inevitabilmente in performance economiche tra le peggiori. Qui compaiono solo 5 paesi OCSE, ma, nella realtà, sono molti di più (ad esempio, quasi tutto il centro-est europeo ha seguito questa linea).

– Late Lockdown (Mortalità tra 600 e 700 per milione, crollo PIL tra -8% e -9%). Questi sono paesi che hanno risposto tardi e male (forget TTT). Sono i paesi che pagano le maggiori conseguenze, sia sanitarie che economiche. Notare che, a parte per Italia e Spagna, non ci sono altri paesi (neppure fuori OCSE) che cadono in questa categoria (forse l’Iran, se potessimo disporre di dati vagamente attendibili).

– Late Soft Lockdown (Mortalità tra 400 e 1000 per milione, crollo PIL tra -6% e -7.5%). Questi sono paesi che hanno risposto con il lockdown tardi ma hanno al contempo mantenuto un certo grado di apertura della propria economia, spesso anche per via di una risposta sanitaria e tecnologica abbastanza avanzata.

Ovviamente, non devo sottolineare che trattasi di categorizzazioni abbastanza generiche. Ci sono tanti fattori in gioco qui, come il grado di sviluppo tecnologico di un paese, la solidità dell’infrastruttura sanitaria, il grado di terziarizzazione dell’economia (e per converso, il peso del manifatturiero), il commercio estero, l’efficacia di governance, il clima, per non parlare delle suddivisioni regionali. Ogni area contiene paesi che si potrebbe dibattere all’infinito se rappresentino delle eccezioni. E, tuttavia, ritengo che la categorizzazione sia abbastanza indicativa.

Per quanto riguarda i dati, quelli relativi alla crescita economica sono presi dall’ultimo report FMI di aprile. Qui avrei potuto considerare le variazioni previsionali pre-post crisi, ma ho preferito mantenere un dato semplice (e la sostanza non cambia). I dati sulla mortalità li ho computati prendendo come numeratore il totale di decessi ufficiali “a fine epidemia” (qui ho usato prevalentemente le proiezioni fornite da IHME che fin qui ci ha dato, a mio avviso, le previsioni più affidabili – del resto quasi tutti i paesi stanno approssimando la saturazione). Sì, ok, sappiamo che i dati reali possono differire da quelli ufficiali per correzioni che variano da +20% a +50% (l’Italia, ad esempio, è tra i paesi col differenziale maggiore, forse anche superiore al +50%). Ma, poiché, questi scarti interessano solo i paesi maggiormente colpiti, non alterano la ripartizione del grafico. Infine, ho escluso due paesi OCSE (Cile e Colombia) poiché sono ancora in piena fase di crescita pre-picco e, pertanto, non forniscono stime attendibili.

Come è andata per l’Italia? Giudicate voi…

Ora, per non ripetere tutto paro paro in autunno e buttare al cesso un altro 10% di PIL, che ne dite di mettere un po’ di TTT in campo?

P.S. questo grafico lo dedichiamo a tutti coloro che ancora “gli altri hanno fatto peggio”…

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