Riportiamo un brillante post di Carlo Vanni

Ecco, reificato in un essere sedicente razionale e molto considerato in tanti ambienti, il perché è un grave errore ragionare in termini di sinistra e destra.

Ichino è nato, cresciuto e pasciuto nel grembo della cosiddetta sinistra italiana: sindacalista con FIOMM CGIL (dirigente, ca va sans dir), giornalista (Unità, Corriere), grande umanista (amicizia sbandierata con Don Lorenzo Milani, dal quale non si capisce bene cosa abbia appreso), esponente del PCI, del PD, del Governo Monti, giuslavorista di vaglio, docente universitario, uno di quelli che mette mano alle riforme del lavoro ritenute sane e moderne (come già D’Antona e Biagi, con esiti diversi);

pare ignorare che 3 milioni di dipendenti in tutta la nazione per compiti essenziali per i quali nessuna azienda il cui scopo sia il profitto spenderebbe un minuto sono proprio pochissimi, e che le eventuali assenze di risultati non derivano da pigrizia o ignoranza ma dall’avere assunto in base a calcolo e nepotismo politico gente inane e inetta, poi messa gomito a gomito con una marea di persone che dovrebbero essere messi in grado ogni giorno di lavorare per obiettivi delineati da dirigenti e politici strapagati, cosa che ovviamente non accade praticamente mai e ci si danna a tirare la giornata lavorando con mezzi sempre più esigui a richieste sempre crescenti con metodi sempre più incomprensibili e, a parità di personale (sempre in calo) con costi oramai faraonici.

Tutto questo, questo genio non lo dice; perché lui, giuslavorista di vaglio, allineato a sinistra, dotto ed ecumenico protagonista di tante battaglie per l’equità ed il rispetto, è capace di scrivere editoriali di questo tenore:

“Perché, mentre si discute di tagli dolorosi alla spesa pubblica per risanare i conti dello Stato, nessuno propone di cominciare a tagliare l’odiosa rendita parassitaria dei nullafacenti?”.

Perché, caro Professore, la categoria dei nullafacenti è composta da quelli come lei e quelli che la finanziano e la sostengono. Perché dopo la pubblicazione di “La Casta” di Stella e Rizzo, l’ordine di battaglia è stato gettare ogni responsabilità e onere sui dipendenti pubblici, ogni colpa di ogni problema dello Stato. Come se mettere a trottare soldati morti, se poi li piallano col Panzer la colpa è loro, non dei geniali Generali che prendono il thé a 200 km dalle trincee.

Ma ci sta ben fatto, uno così. Perché quando poi i dipendenti pubblici votano le forze che sostengono la sua visione (quasi la metà ha votato a suo tempo Brunetta, per dire) è segno che godono nell’essere presi a cinghiate sui denti.

Rif: Pietro Ichino: «Lo smart working per i dipendenti pubblici? Una vacanza retribuita»

1 Comment

  • Max
    Posted 17 Giugno 2020 10:45 0Likes

    in realtà Ichino, Brunetta e soci, da bravi professori universitari, non hanno mai posto in evidenza come il problema sia anche una classe di dirigenti pubblici imbelle e incapace.
    A fronte del professore di educazione fisica che nel pomeriggio fa attività per la palestra privata ci sono presidi che non si presentano proprio nelle scuole, dirigenti apicali delle varie amministrazioni che non hanno nessuna forma di controllo/supervisione sulle direzioni a loro assegnate, figure senz’arte né parte messe lì dalla politica a percepire stipendi a 6 cifre con contratti a tempo determinato.

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