VIVIAMO IN UN PAESE INFELICE DOVE LE PAROLE VALGONO PIU’ DEI FATTI, NELLE MANI DI UNA ELITE DI PARASSITI

MARIO SACCONE

Viviamo in un paese infelice in cui le parole valgono più dei fatti. Questa sindrome non è casuale, ma è un prodotto dalla storia degli ultimi 4 secoli. L’epoca delle dominazioni straniere su gran parte dell’Italia ha naturalmente creato una elite di parassiti: elite perché erano tra i pochi che sapevano leggere e scrivere, parassiti perché erano gli organi di trasmissione delle decisioni prese dai dominatori stranieri, le tasse, e la repressione delle proteste popolari. Cose che questa cosiddetta elite ha continuato a fare anche dopo l’Unità e fa ancora oggi.
Il rapporto con il popolo di questa elite ha due caratteristiche: la repressione e il clientelismo. A chi si adatta, per bisogno o pochezza, vanno le briciole, ai capipopolo che li organizzano alcuni privilegi e la speranza di poter partecipare ai banchetti dei piani superiori e a tutti gli altri, tasse e repressione,
In genere, alla presunzione per il proprio ruolo, le elite parassitarie uniscono il disprezzo per il popolo.
Queste caratteristiche: presunzione, gusto per la parola risonante e vuota, disprezzo per il popolo si sono rafforzate col fascismo, che ha sviluppato le clientele aumentando a dismisura gli impiegati pubblici, creando così uno strato sociale legato assai più al controllo che al servizio dei cittadini. Questa è una caratteristica che è rimasta: molto spesso gli impiegati della PPAA dicono “noi siamo al servizio dello stato” quasi mai “siamo al servizio dei cittadini”.
Col fascismo questo strato sociale si è consolidato ed è stata la base sociale della dittatura che si è costituita, anche culturalmente sulle parole vuote, la presunzione culturale e il disprezzo per il popolo. Un elemento importante di questa sottocultura è stata la riforma della scuola di Gentile, la “più fascista delle riforme” come la ha definita Mussolini. La riforma Gentile svalutava completamente (disprezzo) il popolo a cui la Riforma offriva pochi anni di scuola per prepararli al lavoro, ed invece era focalizzata sulla preparazione di una sedicente elite (presunzione). Preparazione che culminava nell’insegnamento della filosofia (ovviamente l’idealismo di Gentile) e nella convinzione completamente imbecille espressa da Gentile: “l’unica vera scienza è la filosofia”. Cito a memoria una analisi della riforma Gentile organizzata in quegli anni dall’Accademia dei Lincei, che conclude criticando “l’importanza data alla filosofia, che difficilmente comprensibile per dei ragazzi giovani e con limitata esperienza di vita, rischia di prepararli a parlare di cose che non capiscono”. Perfetta rappresentazione della cultura, ancor oggi piccolo borghese degli italiani che “hanno studiato”.
Ma il trionfo di questa sottocultura è la nostra Costituzione. Innanzitutto sfatiamo la retorica che dice che la nostra costituzione è nata dalla resistenza. E’ nata invece dalla resurrezione dei vecchi partiti, proprio quelli che avevano favorito la vittoria del fascismo ( e alcuni avevano anche votato il primo governo Mussolini come De Gasperi ed il partito popolare e come Benedetto Croce) e da un partito “nuovo” il Partito Comunista Italiano. Nuovo perché non era più il partito di Gramsci che tentava esperienze di partecipazione operaia che avevano affascinato anche intellettuali liberali come Gobbetti. Era il partito stalinista di Togliatti. Così DC e PCI, due partiti integralisti, che avendo la maggioranza dell’Assemblea Costituente, votarono spesso insieme articoli che erano leggi in contraddizione con le belle parole della Costituzione. Cosi il recepimento del Concordato, che ad esempio non permetteva di insegnare ai cittadini Italiani colpiti da interdetto religioso, a cui la Costituzione ipocritamente garantiva a parole uguaglianza dei diritti. Queste ipocrisie sono le stesse del Pd, che è l’erede dei due partiti, bocciati entrambi dai cittadini e dalla storia, ma che a forza di ipocrisia sono rimasti al potere. Così come allora la DC e il PCI con la loro egemonia sulla società italiana ne hanno strozzato le possibilità di sviluppo democratico, così oggi sono i capofila di una oligarchia che comprende tutti i partiti, che al di la delle differenze che servono a tirare sui voti, sono saldamente d’accordo quando si tratta di difendere il proprio potere e crearsi dei privilegi.

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