PER LA PARITA’ DI ACCESSO ALLA COMUNICAZIONE POLITICA DEI CANDIDATI ALLE ELEZIONI

Ho iniziato questo blog all’indomani della consegna delle firme per il referendum sull’abolizione del c.d. “Porcellum”.
Cosa buona e giusta, certamente. Ma da sola non basta per garantire la parità dei candidati alle elezioni, specialmente in quelle che si svolgono in collegi estesi, come le elezioni regionali, quelle europee e quelle politiche nazionali; in queste ultime si presenta il caso limite della circoscrizione estero, dove i collegi elettorali hanno dimensione continentale!
Il passo successivo dovrebbe essere quindi quello di garantire a TUTTI i candidati parità di accesso ai mezzi di comunicazione politica. Ad oggi, questi spazi sono gestiti dalle liste elettorali, lasciando quindi i partiti (le loro segreterie) liberi di decidere quali candidati inviare alle varie trasmissioni radiofoniche e televisive, quali candidati privilegiare nelle occasioni pubbliche, etc.
Il problema attiene quindi alle risorse economiche disponibili dai candidati ma anche e soprattutto e’ causato dall’arbitrio con il quale sono gestiti gli spazi che garantiscono visibilità degli spazi.
Nel mio caso, ho partecipato alle elezioni regionali in Emilia Romagna nel 2005 ed alle elezioni europee del 2009 nel collegio Italia Nord Ovest nelle liste di ITALIA DEI VALORI.
Nell’ultima occasione ho preso parte ad un solo confronto elettorale con altri candidati, riuscendo a stento ad esprimere qualche concetto politico in una trasmissione televisiva di una rete locale di Torino, raggiungendo quindi un numero ridicolo di elettori (senza considerare la tipologia di spettatore che segue una tribuna politica).
Nello stesso momento alcuni dei miei “concorrenti” diretti di lista partecipavano a trasmissioni televisive o radiofoniche di rilievo nazionale, rilasciavano interviste-fiume agli organi di stampa, intervenivano a convegni ed incontri con centinaia di potenziali elettori alla volta.
Questa macroscopica differenza di esposizione mediatica e’ chiaramente alle volte giustificata dall’appeal del candidato in quanto tale, ma alle volte dipende unicamente dalla scelta della segreteria del partito (nazionale o regionale) di appoggiare un candidato piuttosto che un altro.
Per questo ed altri motivi, il solo ripristino del regime di preferenza non e’ sufficiente a ripristinare veri criteri di democrazia se non si consente ai candidati di presentare se stessi ed il proprio programma ai cittadini.
Tocqueville osservava che sovente il numero e la capacita’ dei candidati costituisce una limitazione della libertà di scelta … se vogliamo che il numero sia sostanziale ed arginare il malcostume delle liste costruite “ad personam” e zeppe di riempilista, tutti vanno messi in condizione di poter aspirare all’elezione, altrimenti il momento elettorale continuerà ad essere un futile plebiscito per decisioni prese altrove.
Bruxelles, 03.10.2011                                                              Massimo Bernacconi

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