Cosa c’e’ dietro il fallimento della lista “Scelta Europea”?

Col senno di poi sono tutti bravi a fare i profeti … beh, per questo scriviamo questo pezzo prima delle elezioni, per non essere poi accusati di fare dello sciacallaggio sulle spoglie di un flop politico elettorale atteso quanto inevitabile.
Più che di “Scelta Europa” si potrebbe parlare di “scelta cinica” (se questo pastiche non fosse già abusato), visto che la lista e’ stata costruita più con un occhio volto a massimizzare il consenso a tutti i costi che non a salvaguardare lo spirito che avrebbe dovuto rappresentare e che a parole proclama,  vale a dire quello di un liberalismo europeo che coniuga armoniosamente libertà individuali ed economiche con diritti civili e solidarietà.
Analizziamo quindi alcuni fatti
1. Il cartello elettorale prevede elementi fra di loro incompatibili, vale a dire:
  • L’autoritarismo al servizio dei monopoli e dei potentati finanziari di cui la massima espressione in Italia fu il governo Monti, di cui Scelta Civica è l’erede spirituale, che non ha brillato certamente per i risultati raggiunti.
  • L’arrogante fondamentalismo liberista con venature anti-UE di Boldrin e soci del “Fare”, che si sono ritrovati il difficile compito di far scendere nell’oblio il sarto degli improbabili abiti di un giornalista dagli oscuri trascorsi accademici;
  • La palude non meglio identificabile riconducibile a Centro Democratico, già essa una entità artificiosamente costruita a tavolino per raccogliere i tabacciani con alcuni orfani dell’IDV, il cui unico punto di contatto sembra essere la natura neodemocristiana, se non nell’ideologia quanto meno nella prassi.
2. La natura “liberale” del progetto e’ fortemente ambigua e non ha fatto breccia nel potenziale bacino elettorale.
  • Il solo collante era rappresentato dalla sponsorizzazione da parte del candidato ALDE alla presidenza della Commissione, presidente del gruppo parlamentare al Parlamento Europeo.
  • I partiti membri del partito ALDE (IDV e Radicali) non hanno aderito al progetto per diverse ragioni. In realtà, questa rinuncia era obbligata: se avessero aderito sarebbe rimasta fuori Scelta Civica, quindi le condizioni poste per la partecipazione sono state poste in maniera obbiettivamente inaccettabile (forte impegno finanziario, diritto di veto sui candidati di IDV nele liste).
  • Né Scelta Civica, né Fare, né CCD hanno mai formalmente presentato domanda formale per diventare membri effettivi di ALDE come IDV (presente sin dal 2000) e neppure come osservatore (status attualmente goduto dai Radicali). Perché non lo hanno fatto in tempi non sospetti se questo spirito liberale correva nelle loro vene? E, soprattutto, perché non lo hanno fatto ora che hanno scelto di costituire Scelta Europea? Forse perché dopo le elezioni tutto tornerà come prima? Il sospetto è legittimo.
3. Conflitti di interessi evidenti dei protagonisti del negoziato. 
  • Alcuni dei tessitori chiave dei rapporti avevano evidenti interessi a salvaguardare proprie posizioni professionali presenti e future nel gruppo parlamentare dell’ALDE, quindi tutto e’ stato posto in essere al solo scopo di mostrare a Verhofstadt una realtà diversa da quella che in realtà si stava delineando, soddisfacendone in tal modo le ambizioni, salvo poi recriminare sul tradimento o sulla mancanza di impegno delle forze coinvolte in caso di insuccesso.
  • Una posizione ambigua da parte del Partito ALDE e del suo presidente Watson, preoccupato sopratutto di salvaguardare gli equilibri di potere con gli altri pezzi da 90 del partito e del gruppo parlamentare (Verhofstadt, Olli Rehn e lui medesimo) nonché la pace ed il quieto vivere domestico.

 

Cosa si sarebbe potuto fare altrimenti?

Probabilmente  nulla, i numeri sono numeri ed in una situazione come quella italiana mettere d’accordo decine di soggetti individuali e collettivi che hanno conti aperti da regolare anche sul piano personale, invidie covate per anni e rancori più o meno evidenti non era facile. Probabilmente una gestione più trasparente e collegiale, una cabina di regia affidata a persone realmente “devote” all’obbiettivo finale e non preoccupate solo dal dover compiacere a tutti i costi i “big boys” dell’operazione per eccesso di zelo o semplice ingenuità o, molto peggio, logorate dal pensiero di dover mettere insieme il pranzo con la cena dopo le elezioni quando avrebbero perso seggio e/o lavoro avrebbe comunque giovato a stabilire una atmosfera positiva ed una certa fiducia reciproca (e non che queste cose non fossero già state ripetute a più riprese a chi di competenza quando ancora si era in tempo).
Ma quello che ha rovinato il tutto, ci tengo a sottolinearlo, e’ stato il silenzio colpevole di chi sapeva ed avrebbe potuto correggere la situazione. Gente che non ha neppure reagito quando queste incongruenze sono state espresse in assemblee pubbliche (es. il rally elettorale ALDE del 2 Febbraio a Bruxelles) o in consessi ove hanno partecipato gli “addetti ai lavori” (es. il Consiglio ALDE di Londra nel novembre 2013 e di Vienna nell’Aprile 2014). 
Purtroppo ancora una volta la politica partitica si è rivelato il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema di governo delle relazioni sociali e personali. Di tutto ciò probabilmente occorrerà tenere conto dopo le elezioni allo scopo di ridefinire i rapporti ed il futuro impegno politico.

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