Ancora sull’immigrazione – le responsabilita’ di Italia ed Europa a confronto nel Mediterraneo

Prendo spunto da un post di Mauro Lo Piano sul gruppo FB di Candidati Senza Voce :

Politica incapace di intendere e volere, andrebbe interdetta. L’ondata di sbarchi, ad Augusta, Pozzallo, Porto Empedocle, Palermo, è inarrestabile, 50 mila arrivi in 2 mesi, siamo al collasso strutturale ed economico. La comunità europea fa da spettatrice, mette pochi spiccioli, tanto l’Italia è una nazione ricca, può e deve fornire, vitto, alloggio, paga mensile, cittadinanza, alle centinaia di migliaia di profughi che scappano da carestie, guerre, persecuzioni. In Sicilia nei prossimi anni, vi saranno più extracomunitari che isolani, pretenderanno sempre di più, faranno i capricci, formeranno associazioni, prevedo un futuro “nero”. Baciamo la politica incapace.

Qualche considerazione su questo tema ormai inflazionato, spesso a sproposito:
In primo luogo, occorre intenderci su cosa stiamo parlando: rifugiati (richiedenti asilo) o immigrati (clandestini) tout court? 
Ai rifugiati si applicano le disposizioni di cui alla Convenzione sullo status dei rifugiati, Ginevra, 28 luglio 1951, che prevedono guarentigie particolari che non sono invece attribuiti agli immigrati in generale. 
Sgombrato il campo da questo equivoco terminologico, il grosso problema risulta quello degli “altri” e non va ne’ negato in chiave “buonista” come tendenzialmente fa una certa sinistra ne’ enfatizzato oltre misura per motivi squisitamente elettoralistici come una certa destra.
Le soluzioni possibili (ammesso e non concesso che siano poi concretizzabili), non sono ne’ facili ne’ indolori, se mirano ad ottenere risultati concreti senza scendere nell’ipocrisia. 
Esse passano attraverso l’accettazione di alcuni assunti, quali:

  • Quasi tutti quelli che arrivano utilizzano l’Italia come punto di passaggio per andarsene altrove;
  • Quelli che restano sono ottima manovalanza a basso costo per gli sfruttatori nostrani (es. caporali meridionali e palazzinari nordisti);
  • L’istinto di sopravvivenza può trasformare qualsiasi brava persona in un potenziale delinquente. 
  • Stiamo parlando di migrazioni di massa, che sono fenomeni storici sempre esistiti, difficilmente contrastabili ma che vanno governati
  • La situazione nel mediterraneo e’ disastrosa sia dal punto di vista umanitario (migliaia di morti a seguito di naufragi), sia dal punto di vista delle popolazioni locali interessati dal fenomeno.

Va inoltre detto che L’Italia non e’ il paese europeo a maggior impatto, tutt’altro, specialmente se si tiene conto delle statistiche aggiornate sulle richieste di asilo (i rifugiati di cui sopra) si trovano al sito Eurostat, es. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/…/EN/KS-QA-14-003-EN.PDF.
Relativamente al fenomeno immigrazione in generale, esse si trovano sempre nella banca dati Eurostat. Se si analizzano questi dati con attenzione, se ne possono trarre alcuni interessanti spunti, come evidenziato dal grafico sottostante che riporta la serie storica dei movimenti migrativi nei 5 stati europei con la maggiore presenza di immigrati in valore assoluto (Germania, Francia, Spagna, Regno Unito ed Italia).

Possiamo notare come quasi ovunque, con la notabile eccezione della Germania, vi sia stato un calo del numero degli immigrati in tempi recenti (dominati dalla crisi economica) dopo i massimi del 2007 (notare che questi grafici non includono la popolazione immigrata in possesso della cittadinanza, quindi non rendono una idea della composizione “etnica” di un paese ne’ gli immigrati “di passaggio”).  
Allora, la soluzione sta in un senso nel comprendere cosa effettivamente cerchi questa gente (non facile perché non si muovono tutti con gli stessi obiettivi, fermo restando che l’aspetto comune e’ quello della miseria) e che gli accordi con i paesi rivieraschi sono difficili vista la endemica situazione di corruzione ed inaffidabilità di quegli stati (anche di instabilità, dopo la primavera araba).
L’Europa deve fare la sua parte, con una politica di gestione delle migrazioni coordinata, l’affiancamento della Marina Militare Italiana e delle Capitanerie di Porto con le marine militari degli altri paesi, quando per ragioni di emergenza non si riesca a pattugliare convenientemente le frontiere di Schengen.
 
Come scrivevo qualche giorno fa di ritorno da una visita al campo profughi di Calais, la questione non riguarda solo l’Italia, ma denota una mancanza complessiva di visione integrata, per motivi che io personalmente ho discusso fino alla nausea negli ultimi 10 anni con i miei corrispettivi degli altri paesi nelle riunioni internazionali degli aderenti all’ALDE. Non essendoci una visione comune ed un “understanding” di cosa debba essere fatto e dei problemi degli altri paesi, dubito che si arrivi ad una soluzione accettabile in tempi brevi, certamente non prima del prossimo grave naufragio o prima che ci scappi il morto in scontri di piazza in una ennesima guerra fra poveri. 

 

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