Proposta governativa sul Senato: la solita riforma a meta’

Sono perfettamente cosciente che queste righe mi attireranno, per motivi diversi, gli strali di quasi tutto quello che un tempo si soleva chiamare “l’arco costituzionale”, vale a dire di quei partiti e movimenti, rappresentati in Parlamento o meno, che si riconoscono nella Costituzione repubblicana (pur con vari distinguo) e che partecipano alla competizione elettorale (PD, FI, NCD, M5S, etc).
Per motivi diversi in quanto qualcuno difenderà a spada tratta la proposta del governo per conformismo (PD, chiaramente) e qualcun altro non vorrà sentir parlare di alcuna riforma dello status quo (M5S, stranamente).
 
Detto molto sinceramente, quello che mi disturba della proposta governativa sul Senato non e’ tanto la sua riduzione o l’immunità (ma veramente qualcuno può dirsi sorpreso?), quanto che il governo non sia andato fino in fondo con il suo progetto di soppressione di una bicameralismo inutile, inefficiente e costoso ed al contempo proseguire sulla strada della revisione dei ruoli della Camera, del Governo, del PdR, etc in un’ottica di maggiore efficienza e di rafforzamento del sistema di pesi e contrappesi fra i poteri dello Stato in modo da salvaguardare quel minimo sindacale di democrazia di facciata. 
Come al solito, assistiamo invece ad un compromesso all’italiana che non soddisfa nessuno e non affronta in maniera convincente il nodo dei costi della politica e dell’efficienza complessiva del sistema.

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