Il contributo del M5S al sistema politico italiano – per un approccio politologico alla questione

All’indomani della parata del Circo Massimo, prendendo spunto dalla discussione sul forum di “Candidati Senza Voce” su Facebook , tornando brevemente alla discussione su cosa avrebbe portato M5S come contributo originale al sistema politico italiano, tema che come ricorderete abbiamo già affrontato in altri post ed altre sedi.
Noi non crediamo che la risposta sia, come e’ stato menzionato precedentemente, l’aver portato all’attenzione dell’opinione pubblica temi quali il debito pubblico, il malgoverno, la “ka$sta, le ingerenze internazionali, etc.
Detti temi erano ampiamente dibattuta ben prima che Grillo si mettesse a fare “te la do io l’America“, basta andarsi a rileggere i giornali degli anni ’70 o ’80 .

Quello che ha portato realmente il “pacchetto” Grillo/Casaleggio/M5S al paese e’, in maniera apparentemente contro-intuitiva, un effetto stabilizzante. Ciò potrebbe apparire paradossale se si considera la carica potenzialmente dirompente del messaggio politico del movimento pestastellato e probabilmente l’esatto opposto di quello che i più agguerriti “pasdaran dell’ormai ex comico genovese si aspettano.

Il M5S può essere definito come un “partito d’ordine” in quanto e’ riuscito a compattare la classe degli “scontenti” (con le eccezioni di alcune fasce marginali e fortemente ideologizzate dell’estrema sinistra e dell’estrema destra extraparlamentare) ed inserirle in un circuito di legittimazione democratica, articolandone il disagio ed esprimendolo in una rappresentanza politica dai contorni alquanto indefiniti ma certamente non ortodossa, che ha rimpiazzato la galassia (o forse sarebbe meglio definirla l’Armata Brancaleone) degli ex girotondini, del popolo viola, delle agende rosse, gli “arancioni” ormai orfani dello scombinata esperienza di Rivoluzione Civile, i superstiti dell’esperienza importante ma autolesionista di IDV, etc.

Questo apporto può essere esemplificato come una sorta di Giano bifronte:

  1. da un lato giova alla stabilita’ del paese in quanto, in mancanza di una percepita alternativa politica, il dissenso avrebbe potuto portare a comportamenti antisociali potenzialmente dirompenti quando non esplicitamente eversive (lezione appresa dagli eventi del periodo 1968-1980);
  2. dall’altro, come ho già avuto modo di rilevare, la massiccia presenza in Parlamento (e nella società) del M5S ed il suo aver “aspirato gran parte del dissenso nei confronti di quello che i malpensanti percepiscono come il “pensiero unico renzusconiano“, senza pero’ poter ragionevolmente aspirare a conquistare la maggioranza parlamentare, si traduce in una “normalizzazione” (in senso Brezneviano) del sistema che non può produrre maggioranze alternative al “blocco” attualmente al potere, essendo le minoranze con una potenziale “cultura di governo” ridotte ai minimi termini. 
E tutto questo, senza volersi mettere a fare dietrologia spicciola se questo “grippaggio” sia stato pianificato e voluto da una sorta di “grande vecchio” che ogni tanto aleggia come uno spauracchio nei periodi bui della storia italiana o la semplice risultante di fattori fra loro indipendenti ma protesi verso una sorta di “evoluzione convergente.
Normalizzazione

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