Perche’, oltre i santi, bisogna lasciare stare gli eroi ed i simboli?

Varie volte abbiamo invitato i nostri amici attivi nel gruppo FaceBook di CSV ad evitare di tirare in ballo uomini simbolo della storia d’Italia allo scopo di contrapporli strumentalmente a fatti, situazioni e personaggi odierni.
Pensavamo che le ragioni fossero assolutamente evidenti e non necessitassero una elaborazione puntuale, ma cosi’ non deve essere, visto che il fenomeno si ripresenta con una regolarità disarmante.
La tecnica di appropriarsi di simboli “forti” associati a personaggi “culto” del passato (generalmente morti, cosi’ da non dover rischiare imbarazzanti prese di distanze) e trasformarli in “icone pop”, non e’ certo nuova. 
Le magliette del “Che” ne sono l’esempio più classico ed inflazionato, ma il fenomeno ha assunto dimensioni senza precedenti sui social media. Nel triste panorama politico italiano, una “operazione simpatia” stracciona era stata tentata nel 1994 da Gianfranco Fini che cito’ Gramsci fra i punti di riferimento di AN … magari per rendergli la pariglia Bersani fece l’ipocrita scivolone con il famoso “Papa – Giovanni” nel 2012 …
Ultimamente, invece, vanno per la maggiore foto dell’icona di riferimento (es. Berlinguer, Pertini, Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, giusto per citarne alcuni) associate a frasi talvolta apocrife, molto spesso decontestualizzate, accompagnate talvolta da simboli di partiti e/o movimenti politici.
Non accettiamo che queste figure che riscuotono il rispetto di una larga parte del paese, anche di chi magari li ha avversati politicamente quando erano in vita, siano “sequestrate” per fini squisitamente propagandistici.
La ragione per la quale ci dissociamo da questo modo di fare e lo scoraggiamo in maniera netta sono in estrema sintesi le seguenti:
  • Questo utilizzo specioso non fa onore a questi “simboli” in quanto essi sono ostaggio dell’uso della propria immagine di chi si professa suo seguace senza aver avuto alcuna filiazione politica o ideale diretta o senza essere stato nominato “erede spirituale” sul campo.
  • Vogliamo assolutamente evitare che si creino artificiosi spartiacque culturali come nel caso della festa del 25 Aprile, che dovrebbe essere patrimonio comune indicante l’inizio di una nuova epoca per il paese e si e’ invece tradotta in una annuale gazzarra fra opposte tifoserie politiche, che ne ignorano esse stesse il significato profondo.
  • La maniera assolutamente fuorviante nella quale questi messaggi sono proposti non rispetta il contesto storico e la realtà nella quale questi eroi moderni hanno operato.
  • Se si vuole sostenere una tesi, essa va argomentata e non giustificata sulla base che “Tizio o Caio” avrebbero fatto lo stesso in passato (ammesso e non concesso che risponda a verità, chi può dirlo se lo rifarebbero, in un mutato contesto). 
Riteniamo che il modo migliore per celebrare queste figure sia ricordarle dal punto di vista storico ed ideale come uomini e donne figli della loro epoca, con i loro grandi pregi ed i loro terreni difetti, senza farne dei santi assoluti visto che, fortunatamente, non lo erano.

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