Alcune note sul referendum austriaco su Euro/Europa del primo luglio

Il prossimo 24 giugno gli austriaci saranno chiamati a votare un referendum sulla possibile uscita dall’euro e Candidati Senza Voce ha iniziato una discussione in proposito nel suo forum FaceBook.
Il referendum è di iniziativa popolare e durerà sino al 1 luglio; e’ la seconda volta che ci provano: la prima volta non avevano raggiunto le firme sufficienti. 
Il referendum è un Volksbegheren: ossia, in caso di vittoria dei si, il parlamento sarà costretto a discutere una proposta di legge con priorità assoluta (proposta di legge che potrà anche rigettare).
Da sottolineare che il referendum non mira solo al ritorno alla moneta nazionale, ma proprio all’uscita dell’Unione europea (il paese di riferimento è, infatti, la Svizzera: “Successful model Switzerland as a model“).
I principali punti a sostegno dell’uscita sono migliori condizioni di lavoro, pensioni piu sicure, sviluppo alle imprese, indipendenza energetica grazie al nucleare, maggiore sicurezza finanziaria grazie ad un maggiore controllo interno delle banche, neutralità in caso di guerre internazionali, collaborazione con Svizzera e paesi BRICS.
L’Europa è invece accusata di portare speculazione, disoccupazione, guerre preventive NATO, impossibilità dei cittadini di partecipare attivamente alla politica, criminalità, burocrazia, TTIP.
Tutti i punti e molto altro sono descritti nel sito promotore: Was brachteuns die EU – Chancen ohne EU (è ovviamente in tedesco, ma google chrome arriva in aiuto traducendolo perfettamente).
Ancor prima di sapere se l’uscita dall’euro potrebbe effettivamente favorire gli Austriaci, il referendum dovrà comunque scontrarsi con la procedura di uscita dall’euro, che è molto lunga, dubbia e contorta.
Da sottolineare inoltre che la Germania rappresenta per l’Austria il primo partner commerciale sia in export che in import (rispettivamente il 29.5% e 44.5%). La Svizzera rappresenta invece il terzo partner commerciale  mentre l’Italia è al secondo posto (si vedano i dati al sito Economy Watch).
Riteniamo che, mentre da un punto di vista concreto l’iniziativa ha possibilita’ scarsissime di successo, la discussione parlamentare su questo tema potrebbe costituire un elemento interessante da seguire con attenzione, unitamente al referendum britannico, che sta mettendo a dura prova i nervi della ampia maggioranza parlamentare di Cameron.

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