L’era Tsipras definitivamente al tramonto?

di Massimo Bernacconi
If you like to gamble, I tell you I’m your man,
You win some, lose some, all the same to me,
The pleasure is to play, makes no difference what you say,
I don’t share your greed, the only card I need is
The Ace Of Spades
(Edward Alan Clarke, Philip John Taylor, Ian Kilmister)
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E’ giunta in queste ore all’epilogo la resa dei conti nella composita maggioranza che sostiene il governo Tsipras in Grecia, ai ferri corti dopo la definitiva approvazione del cosiddetto “piano di salvataggio”.
Gli amici di Candidati Senza Voce ne stanno dibattendo animatamente in queste ore in un thread nel gruppo di discussione su FaceBook ed in attesa della data delle elezioni, possiamo intanto cercare di fare un bilancio di questa esperienza. 
Iniziamo col dire che consideriamo queste elezioni una iattura, visto che l’ultima cosa di cui ha bisogno la Grecia in questo momento sono proprio altre elezioni. Molto sommariamente, questo epilogo ci appare negativo perché:
  1. Premesso che chiunque vincesse elezioni in Grecia sarebbe comunque costretto ad adottare politiche impopolari. inevitabilmente si rallenterebbe il cammino delle riforme in quanto si dovrebbe formare un nuovo governo e probabilmente cercare maggioranze variabili su determinati punti specifici.
  2. Le elezioni saranno una ottima vetrina per elementi xenofobi e estremisti
  3. Un successo del duopolio Pasok e/o Nuova Democrazia legittimerebbe i responsabili del disastro, visto che permetterebbe il ritorno di chi ha ridotto il paese in questo stato.
  4. Le elezioni costano e sarebbe auspicabile spendere diversamente quei soldi.
  5. Gli interlocutori internazionali si troveranno di fronte personaggi diversi rispetto a quelli con i quali hanno concluso gli accordi e questo necessiterà un certo adattamento reciproco.
Probabilmente e’ vero, come sostiene qualcuno, che nessuno, Syriza in primis, ha alcuna voglia di rimanere con il cerino in mano ed assumersi la responsabilità della messa in atto per queste riforme e si giocherà quindi “a perdere”; questo spiegherebbe la fretta con la quale il direttorio Syriza aveva messo in minoranza Tsipras ed ha convocato l’assemblea generale del partito. 
Tsipras ha oggi fondamentalmente due scelte: rimanere in Syriza pur essendo in minoranza (e cercare di riguadagnarsi la maggioranza), oppure uscire da Syriza e fondare un altro partito ad esempio “Lista Tsipras”. In entrambi i casi è possibile la balcanizzazione del parlamento greco, in maniera tale che sia estremamente complicato fare una maggioranza. 
Ora, bisognerà anche vedere cosa intenderà fare Varoufakis che si è guadagnato sul campo i galloni di leader carismatico ed e’ ora altrettanto noto e rispettato che Tsipras, nonché sostenitore (a parole) della linea dura (anche se poi ha votato a favore in parlamento al terzo pacchetto, ma sono dettagli … 😉 ). In caso di un’uscita di Tsipras da Syriza, non è escluso che la sua lista non vada oltre il 2-3% dei voti. In fondo Tsipras e’ stato politicamente processato e condannato per aver “tradito” gli elettori dopo avergli fatti votare il pilatesco referendum-farsa e non aver intaccato i reali privilegi. 
Le tempistiche ed i risultati del congresso rispetto alle elezioni saranno fondamentali per decidere chi si terrà il simbolo per la prossima tornata elettorale. 
A Tsiprs conviene perciò votare subito e quindi ha avuto necessita’ di accelerare le dimissioni, anche in considerazione del non trascurabile particolare che, in caso di elezioni anticipate, la legge greca stabilisce che liste bloccate sono decise dagli stati maggiori dei partiti: Tsipras può sperare di liberarsi delle frange estremiste e scommettere sul sostegno popolare … questo ammesso e non concesso che voglia effettivamente assumere il ruolo del traghettatore o approfittare per tirarsi fuori, come abbiamo scritto poco sopra.
Certo, sostengono alcuni, al Pasok fosse rimasta un po’ di dignità avrebbe dovuto / potuto offrire il suo aiuto a Tsipras per uscire dal pantano in cui si e cacciato. Ma evidentemente, non l’ha avuta, come abbiamo anticipato in un post sul nostro gruppo di qualche giorno fa. Il Pasok, partito socialista ellenico, principale artefice del disastro greco insieme al partito di centrodestra “Nuova Democrazia” non ha infatti sostenuto Tsipras nel voto di fiducia, dimostrando di non avere i requisiti minimi di senso di responsabilità richiesti ad un partito di governo. 
Ed ora l’epilogo indesiderato ed inopportuno quanto ormai inevitabile … dopo il voto sul terzo pacchetto Tsipras non ha più la maggioranza e, esaurite le possibilità di composizione, fa quello che in ogni democrazia e’ normale fare in questi casi: dimettersi ed andare alle elezioni invece di incollarsi alla poltrona.
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Ora, che bilancio fare di questa esperienza? 
Una gran parte dei commentatori di CSV, con in testa lo scrivente, ha sempre manifestato un certo scetticismo sul fatto che si addivenisse ad una soluzione della “questione greca” diversa rispetto a quella che poi e’ stata adottata. Per questa ragione non siamo subito saltati sul carro del vincitore, come hanno fatto invece partiti o osservatori poco attenti. Inoltre, a parte alcune importanti eccezione da parte di autorevoli contributori, non abbiamo mai manifestato una grossa stima per il progetto politico di Syriza e per le ricette eterodosse che qualcuno suggeriva. Questo lo abbiamo scritto varie volte e per questa schiettezza delle posizioni ci siamo tirati addosso (me incluso) gli strali degli onnipresenti Pasdaran della rivoluzione 😉 .
Le ragioni di questo scetticismo non sono certamente ideologiche … pur se nella sostanza Syriza e’ certamente un partito di ispirazione Marxista quando non schiettamente comunista (pur in presenza di un partito comunista a tutti gli effetti ma rivale nel panorama politico greco) esso trova la sua ragion d’essere nei valori della tradizionale sinistra europea, in quello che una volta si chiamava “l’eurocomunismo” … se avrete la pazienza di andare a rileggere le discussioni di qualche mese fa (ad esempio 4 Aprile 2015 o 25 Gennaio 2015 ) troverete che analizzando il programma di Syriza notammo, dopo aspro dibattito, che NON esisteva alcuna posizione che suggerisse abbandono dell’Euro o della UE … come si e’ puntualmente verificato. Ma certe cose a volte non le si vede o non le si vuole vedere, quando ci si ostina ad essere più realisti del re …
In tempi non sospetti, abbiamo anche evidenziato che, quando alcune delle promesse elettorali relative alla rinegoziazione del debito si rivelano irrealizzabili e ci si rende conto che in questo caso (come e’ normale) le regole le detta il creditore e non il debitore, si cerca prima un capro espiatorio (Varoufakis), poi si fa quello che si e’ obbligati a fare visto che altre soluzioni non esistono ed infine si getta la spugna presentando le dimissioni (purtroppo in un momento inopportuno).
Abbiamo anche più volte invitato a non confondere il “salvataggio” finanziario della Grecia con il “salvataggio” istituzionale e politico della stessa: di questo, più se ne occupano i greci stessi senza interessate interferenze esterne, meglio e’. Altrimenti faremo il gioco dei troppi che in questi mesi hanno blaterato di soluzioni insostenibili e fantasiose come BRICS o altre amenità del genere, con il solo risultato di far perdere tempo alla Grecia e sprecare inchiostro a giornali e bytes a think tanks come il nostro.
Il nostro rammarico, se cosi’ possiamo chiamarlo, e’ quello che, dopo aver mostrato il proprio bluff, Tsipras avrebbe potuto riciclarsi almeno come un perfetto traghettatore, ma ormai nessuno pare abbia questo interesse e ci si avvia al salto nel buio, sospesi fra tentazioni estremiste a “destra” come a “sinistra” ed il pantano costituito del ritorno al passato con “la premiata ditta Pasok-ND. 
Dal punto di vista politologico l’esperienza greca, pur breve e’ stata comunque molto interessante … ha messo insieme sinistra tradizionale europeista con eurofobi duri e puri, euroscettici e populisti in cerca di visibilità … e questo non tanto nella composita coalizione governativa ma anche e soprattutto fuori dai confini nazionali (vedasi Salvini, SEL e M5S che sono andati insieme a sostenere il “NO”). 
Che triste epilogo per il beniamino della sinistra utopistica e girotondina de noartri ancor mesi orsono … ora spettiamo Podemos al varco 😉 . 
Ma noi non faremo come certuni personaggi che sbraitano tutti i giorni sui media o che sono andati ad interferire con il processo democratico greco facendosi gli autoscatti (ora noti come “selfie”) nelle piazze ed andandosene in villeggiatura con i soldi dei contribuenti di cui abbiamo dato conto qualche riga fa … proprio gli stessi che ora chiedono a gran voce la testa di Tsipras sulla picca per alto tradimento.
No, in maniera completamente opposta, noi gridiamo “morto il Re, viva il Re” … ora che se ne va, gli rendiamo l’onore delle armi, come del resto lo abbiamo reso a suo tempo (con toni forse anche troppo enfatici) al suo alleato/rivale Varoufakis … questione di stile e sensibilità differenti. Gli rendiamo l’onore delle armi perché da lui ci dividono moltissime cose ma ha giocato la sua partita e l’ha persa perché era impossibile da vincere; la soluzione era una sola ed obbligata e lo si sapeva sin dall’inizio (a parte alcuni sognatori).
Ciononostante Tsipras ha combattuto, come ha fatto Varoufakis, e si e’ preso le sue responsabilità … l’abbiamo in molti criticato sul referendum, che a me e ad altri e’ parso (come poi e’ stato) inutilmente pilatesco e non risolutivo ma gli riconosciamo di aver giocato in condizioni impossibili. 
Le promesse elettorali certo … ma se andiamo a vedere quelle che fanno gli altri politici non sono da meno … gli elettori si vogliono illudere di poter avere burro e cannoni allo stesso tempo e votano chi la spara più grossa o contro coloro che li hanno delusi in passato (recente) … d’altronde non ne avrebbe avuto neppure bisogno, visto che anche votare Syriza per gran parte dei greci era una scelta quasi obbligata per non cadere nelle braccia dell’estrema e non ridare fiducia ad i ladri del passato. 
Poi si sono accorti che le cose non stavano proprio cosi’ come gliele avevano raccontate ed e’ andato tutto secondo (la nostra) previsione.
Quello che, invece, non potremo mai perdonargli e’ di aver perso troppo tempo in negoziati estenuanti quando la soluzione poteva essere trovata molto prima … ma non e’ il solo responsabile, la “Troika” ci ha messo del suo per peggiorare le cose ed il gioco del poliziotto buono e quello cattivo con Varoufakis non ha retto … peccato, altra occasione persa per creare una sinistra di governo credibile, responsabile ed europeista … ma la partita era veramente dura.
Ora speriamo solo di non assistere nei prossimi mesi ad una ennesima stucchevole tragicommedia che lascia presagire all’orizzonte quello che già si prospetta come il Mantra del futuro prossimo venturo… il famigerato piano alternativo di Varoufakis come la vittoria tradita della I GM, l’energia inesauribile nelle carte perdute di Tesla, le armi segrete del Reich ed il moto perpetuo. Ci aspettano tempi interessanti!

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