IL (TROPPO) LAVORO NUOCE (GRAVEMENTE) ALLA PRODUTTIVITÀ

Vi sono a volte concetti basilari nella teoria economica applicata alla vita quotidiana (e viceversa), che alle volte sono talmente evidenti che passano … inosservati.
Uno di questi principi guida a noi caro e’ quello della cosiddetta “utilità marginale decrescente” che e’ un po’ la versione ermetica del popolare “il troppo stroppia“. Questa e’ praticamente universalmente valida in qualsiasi campo dell’attività umana … nell’economia specialmente, relativa alla produttività dei fattori della produzione (lavoro, terra, capitale). 
Per quanto riguarda la produttività del lavoro ci sentiamo ripetere quotidianamente che per essere competitivi occorre lavorare di più e produrre beni che altri dovrebbero comprare, presumibilmente lavorando ancora più a lungo per poterseli permettere … 
Ora, la fallacia di un simile ragionamento che porta inevitabilmente una corsa competitiva dove non possono esserci vincitori (un po’ come nelle svalutazioni competitive) e’ talmente evidente che non dovrebbe essere neppure dimostrata.
I dati raccolti dalla organizzazione internazionale per la cooperazione economica e lo sviluppo (OECD) mostrano infatti qualcosa di diverso e che dovrebbe farci riflettere, visto che segue pedissequamente il famoso principio dell’utilità marginale decrescente illustrato precedentemente … la produttività del lavoro, che indica grossomodo l’efficienza con la quale ogni ora lavorata e’ utilizzata (si misura quindi in PIL per ora lavorata a parità di potere di acquisto) e’ decrescente all’aumentare delle ore lavorate … i paesi più efficienti da questo punto di vista (es. Norvegia, Lussemburgo) si situano in alto a sinistra del grafico sottostante, mentre i meno efficienti (es. Messico, Corea del Sud) in basso a destra. L’Italia si situa in posizione mediana, a cavallo della linea di regressione, con valori esattamente sovrapponibili alla media dei paesi OECD (non mostrata per semplificare immagine) in compagnia del Canada. La dimensione delle “sfere” indica la dimensione dell’economia del paese in questione.
In poche parole: lavorare troppo, fa male non solo a chi lo fa, ma anche all’efficienza economica nel suo complesso … oltre un certo limite, l’aumento della produzione in valore assoluto (che poi si deve vendere a qualcuno) non compensa gli scompensi sociali ed anche economici di una tale scelta, dettata spesso da ragioni politiche ed ideologiche.
Al solito va cercato il giusto mezzo … abbastanza tempo per portare a termine il lavoro previsto ma non oltre il limite che causerebbe sovrapproduzione, scompensi nei processi produttivi, malattie sociali con accresciuti costi per il sistema sanitario, etc.
CSV si e’ occupata in passato di questo argomento; per una rassegna si veda il nostro gruppo di discussione su FaceBook

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