Commentario a “La dichiarazione di Roma” (25 marzo 2017)

Questo documento riassume alcune delle osservazioni scaturite dalla discussione sulla “Dichiarazione di Roma” in corso nel gruppo di discussione su FaceBook di Candidati Senza Voce, alla quale vi invitiamo caldamente a partecipare.


TESTO
COMMENTO
Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’UE, siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri. Abbiamo creato un’Unione unica, dotata di istituzioni comuni e di forti valori, una comunità di pace, libertà, democrazia, fondata sui diritti umani e lo stato di diritto, una grande potenza economica che può vantare livelli senza pari di protezione sociale e welfare.
I “27 stati membri” sono in realtà ancora 28. La firma avviene in un contesto storico particolare e delicato, nel quale l’enunciato e’ messo in discussione. Se gli enunciati di valore sono fattuali, va rilevato che essi sono stati raggiunti già molti anni or sono ed il processo ha iniziato a segnare il passo da almeno 15 anni.
L’unità europea è iniziata come il sogno di pochi ed è diventata la speranza di molti. Fino a che l’Europa non è stata di nuovo una. Oggi siamo uniti e più forti: centinaia di milioni di persone in tutta Europa godono dei vantaggi di vivere in un’Unione allargata che ha superato le antiche divisioni.
Vero ma in un contesto politico dominato da “Brexit” questo enunciato appare un po’ forzato
L’Unione europea è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche. Insieme, siamo determinati ad affrontare le sfide di un mondo in rapido mutamento e a offrire ai nostri cittadini sicurezza e nuove opportunità.
Questa determinazione non ha purtroppo avuto sufficiente riscontro nei fatti, per quanto riguarda almeno due eventi che hanno causato e stanno causando tuttora profonde divisioni tra gli stati membri su principi fondamentali:
1.       La (non) gestione della questione migratoria che e’ diventata tema comune solo dopo l’apertura della rotta balcanica;
2.       La lunga tragicommedia sul debito greco, che si e’ trascinata ben oltre il dovuto
Renderemo l’Unione europea più forte e più resiliente, attraverso un’unità e una solidarietà ancora maggiori tra di noi e nel rispetto di regole comuni. L’unità è sia una necessità che una nostra libera scelta. Agendo singolarmente saremmo tagliati fuori dalle dinamiche mondiali. Restare uniti è la migliore opportunità che abbiamo di        influenzarle e di difendere i nostri interessi e valori comuni. Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente. La nostra Unione è indivisa e indivisibile
Passaggio condivisibile nei principi ma largamente problematico:
       –          Cosa si intende per “unita’”, quale modello si propone (federale, confederale, status quo)?
      –          Solidarietà: cosa si intende in dettaglio?
      –          Regole comuni: quelle attuali o si vuole rivederle?
      –          Ritmi ed intensità diverse = Europa a multivelocità: ancora manca una definizione condivisa di cosa si intenda realmente;
          Procedendo nella stessa direzione: come scritto sopra, non pare sia stato sempre il caso, almeno recentemente;
       –          Associarsi: nel senso giuridico del termine o come stati membri a tutti gli effetti?
      –          Unione indivisa ed indivisibile: forse la parte più controversa della dichiarazione: in realtà non lo e’, come Brexit ha dimostrato … cosa si vuole intendere realmente?
Per il prossimo decennio vogliamo un’Unione sicura, prospera, competitiva, sostenibile e socialmente responsabile, che abbia la volontà e la capacità di svolgere un ruolo chiave nel mondo e di plasmare la globalizzazione. Vogliamo un’Unione in cui i cittadini abbiano nuove opportunità di sviluppo culturale e sociale e di crescita economica. Vogliamo un’Unione che resti aperta a quei paesi europei che rispettano i nostri valori e si impegnano a promuoverli
Lo vogliamo anche noi … saremo in grado di ottenerlo?
In questi tempi di cambiamenti, e consapevoli delle preoccupazioni dei nostri cittadini, sosteniamo il programma di Roma e ci impegniamo ad adoperarci per realizzare: 
Il tema dello scollamento fra la torre d’avorio della politica e delle istituzioni, nazionale ed europea e’ una delle ragioni per l’ascesa dei partiti c.d. “populisti”: la consapevolezza deve essere nei fatti e non solo nella lettera.
1. Un’Europa sicura: un’Unione in cui tutti i cittadini si sentano sicuri e possano spostarsi liberamente, in cui le frontiere esterne siano protette, con una politica migratoria efficace, responsabile e sostenibile, nel rispetto delle norme internazionali; un’Europa determinata a combattere il terrorismo e la criminalità organizzata.
Passaggio condivisibile ma non si vede con che strumenti ottenerlo o mantenerlo. Schengen sotto attacco a causa del mancato coordinamento delle forze di sicurezza, paesi in ordine sparso sul tema migratorio, etc
2. Un’Europa prospera e sostenibile: un’Unione che generi crescita e occupazione; un’Unione in cui un mercato unico forte, connesso e in espansione, che faccia proprie le evoluzioni tecnologiche, e una moneta unica stabile e ancora più forte creino opportunità di crescita, coesione, competitività, innovazione e scambio, in particolare per le piccole e medie imprese; un’Unione che promuova una crescita sostenuta e sostenibile attraverso gli investimenti e le riforme strutturali e che si adoperi per il completamento dell’Unione economica e monetaria; un’Unione in cui le economie convergano; un’Unione in cui l’energia sia sicura e conveniente e l’ambiente pulito e protetto.
Passaggio condivisibile, forse quello ove si possono ottenere i maggiori risultati con il minor sforzo possibile. Temi controversi come quello dell’armonizzazione fiscale potranno avvelenare la discussione per anni. Una vera politica energetica comune e’ ancora di la’ da venire ed i fondi comunitari sostengono ancora forme di energia obsolete ed inquinanti.
3. Un’Europa sociale: un’Unione che, sulla base di una crescita sostenibile, favorisca il progresso economico e sociale, nonché la coesione e la convergenza, difendendo nel contempo l’integrità del mercato interno; un’Unione che tenga conto della diversità dei sistemi nazionali e del ruolo fondamentale delle parti sociali; un’Unione che promuova la parità tra donne e uomini e diritti e pari opportunità per tutti; un’Unione che lotti contro la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà; un’Unione in cui i giovani ricevano l’istruzione e la formazione migliori e possano studiare e trovare un lavoro in tutto il continente; un’Unione che preservi il nostro patrimonio culturale e promuova la diversità culturale.
Belle intenzioni, sebbene si sia cercato di mettere dentro tutto, forse troppo … come si possono comporre i differenti interessi a volte contrastanti, es. dicotomia fra dimensione nazionale e comunitaria e’ ancora uno dei nodi fondamentali.
4. Un’Europa più forte sulla scena mondiale: un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo; un’Unione pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata; un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comuni, anche in cooperazione e complementarità con l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali; un’Unione attiva in seno alle Nazioni Unite che difenda un sistema multilaterale disciplinato da regole, che sia orgogliosa dei propri valori e protettiva nei confronti dei propri cittadini, che promuova un commercio libero ed equo e una politica climatica globale positiva.
Probabilmente la dichiarazione di intenti di tutta la Dichiarazione dalla quale siamo oggi più lontani … la UE e’ ancora quel gigante economico e quel nano politico del famoso stereotipo … relativamente alla NATO, si tratta di una menzione rilevante (la sola di una altra organizzazione internazionale oltre alle NU), ma sui dettagli di quel “anche in cooperazione e complementarità”e di “tenendo conto degli impegni giuridici e delle situazioni nazionali  si può intendere tutto e nulla. Intendono gli Stati estendere le competenze comunitarie in tema politica estera, difesa, esercito comune, etc che oggi sono poco più che teoriche? Come riuscire a farlo in assenza di una “Europa politica”?
Menzione “casual” del tema dei cambiamenti climatici … “politica climatica globale positiva” con aggettivo finale che non si capisca bene cosa stia a rappresentare, visto che non si riesce a concepirne una “negativa” … a meno che non ci si riferisca alle temperature.
Perseguiremo questi obiettivi, fermi nella convinzione che il futuro dell’Europa è nelle nostre mani e che l’Unione europea è il migliore strumento per conseguire i nostri obiettivi. Ci impegniamo a dare ascolto e risposte alle preoccupazioni espresse dai nostri cittadini e dialogheremo con i parlamenti nazionali. Collaboreremo a livello di Unione europea, nazionale, regionale o locale per fare davvero la differenza, in uno spirito di fiducia e di leale cooperazione, sia tra gli Stati membri che tra di essi e le istituzioni dell’UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà. Lasceremo ai diversi livelli decisionali sufficiente margine di manovra per rafforzare il potenziale di innovazione e crescita dell’Europa. Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole. Promuoveremo un processo decisionale democratico, efficace e trasparente, e risultati migliori.
Apprezzabile menzione del principio di sussidiarietà e sottoscriviamo assolutamente l’affermazione:
Vogliamo che l’Unione sia grande sulle grandi questioni e piccola sulle piccole.
… che riassume bene una delle ragioni dell’attuale periodo di difficoltà della UE, con gli Stati Membri in crisi di idee e visione e la Commissione che ha mutato il suo ruolo da facilitatore e gestore a quello di micromanager, perdendo di vista gli obiettivi di fondo.
Si cita l’attesa di “risultati migliori“ … vogliamo prenderlo in senso positivo come una salutare, benché minima, autocritica.
Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune.   
La Dichiarazione non e’ un programma … il testo e’ stato costruito in modo da consentire a tutti di ritrovarvicisi ed interpretarlo a proprio uso e consumo … il programma di lavoro va invece discusso da subito, per definire quali sia:
      –          L’interpretazione comune del contenuto della dichiarazione nei passaggi piu’ “nebulosi”;
      –          Gli strumenti concreti con i quali si intende attuarli;
      –          L’evoluzione delle “regole” (revisione dei trattati?)
      –          I tempi che non possono essere biblici;

 

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