Giappone, senza immigrazione non si cresce : una lezione da imparare

CSV Svizzera

Antonio Ripa

Il Giappone apre a circa 340.000 lavoratori stranieri, per contrastare l’invecchiamento della popolazione ed il calo demografico, iniziando finalmente a guardare al futuro ed iniziando ad abbandonare la strada delle misure tappa buchi.

Nel 2005 il tasso di natalità in Giappone ha toccato un picco negativo di 1,26 nascite per donna ed il tasso di dipendenza degli anziani (rapporto tra numero di persone nella fascia di età 65+ e popolazione in età lavorativa 15-64 anni), viaggia verso il 50% previsto nel 2050, con un conseguente calo del PIL pro-Capite di diversi punti. Quindi la situazione GDP nel lungo periodo è destinata ad aggravarsi.

La minore offerta di lavoro aumenterebbe poi il rapporto capitale/lavoro con un conseguente calo dei tassi di interesse (già estremamente bassi in Giappone, prossimi allo zero) determinato anche da minori consumi, con effetti diretti in termini di minore gettito fiscale. Ed a questo si deve aggiungere che il progressivo invecchiamento della popolazione provocherà un aumento di spesa pubblica medica e di assistenza agli anziani.

Mentre altre nazioni hanno risolto simili trend accettando un flusso di immigrati per integrare nuova forza lavoro, l’Italia ed il Giappone sono gli unici paesi che rifiutano gli immigrati regolari. 
Ageing Report 2018 stima per l’Italia un valore del 67.7% per il coefficiente di dipendenza dagli anziani, valore decisamente peggiore del Giappone. È evidente quanto sia critico per l’Italia mettere in atto politiche che possano agevolare l’immigrazione regolare ed attrarre lavoratori stranieri per le stesse ragioni che hanno finalmente spinto il Giappone su questa strada.

C’è una ulteriore considerazione, ovvero che in Italia a causa delle peculiarità del sistema pensionistico ( es. a ripartizione e non a capitalizzazione come in Giappone ) si aggiunge anche l’ulteriore esigenza ai fini della copertura contributiva per i prossimi decenni, spaventosamente alta (circa 19% GDP ).

Si deve senza più alcun timore, iniziare ad essere incisivi nell’intraprendere e portare avanti tutte quelle politiche di sviluppo, che sono necessarie per risolvere le tante contraddizioni interne socio/culturali/economiche, che negli ultimi 25 anni hanno progressivamente corroso il nostro ‘Stock of Knowledge’ fino a renderlo obsoleto, bloccando così lo stimolo endogeno per la crescita economica italiana, cancellando competitività e qualità.

1 Comment

  • Max
    Posted 13 Gennaio 2019 17:05 1Likes

    Ora, la questione e’ … il Giappone ha bisogno di immigrati qualificati saprà essere abbastanza “attraente” per essi? Questa e’ la sfida …

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