I NUMERI DEL DECLINO ECONOMICO: ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA

Non occorre essere geni per capirlo … basta guardare le previsioni di crescita rilasciate oggi dalla Commissione … siamo buoni ultimi, ultimi quando ancora nel resto del continente si cresce. Siamo riusciti a fare persino peggio dei britannici alle prese con il caos della Brexit e ci ritroviamo unico paese al di sotto dell’uno per cento … complimenti!

#NOCOMMENT

L’economia italiana ha iniziato a perdere slancio all’inizio del 2018, a causa di un più ampio rallentamento dell’area dell’euro e ha subito una contrazione nella seconda metà dell’anno. Il PIL reale è sceso dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2018, dopo una diminuzione dello 0,1% nel trimestre precedente. Mentre il rallentamento iniziale era in gran parte dovuto al commercio mondiale meno dinamico, il recente rallentamento dell’attività economica è più attribuibile alla debolezza della domanda interna, in particolare degli investimenti, poiché l’incertezza legata all’orientamento politico del governo e l’aumento dei costi di finanziamento hanno pesato. In termini annuali, il PIL reale è cresciuto dell’1,0% nel 2018, aiutato da un considerevole effetto di riporto rispetto all’anno precedente. L’indebolimento in atto nel settore manifatturiero con un ulteriore calo del sentimento economico fa presagire male le prospettive a breve termine. L’attività economica rimarrà probabilmente anemica nella prima metà del 2019. Nel 2019, si prevede che la crescita annuale del PIL reale scenderà allo 0,2%, in misura considerevolmente inferiore a quanto previsto nelle previsioni autunnali. Un rallentamento ciclico peggiore delle attese nel 2018, amplificato dall’incertezza della politica nazionale e interna e dalle prospettive di investimento sostanzialmente meno favorevoli delle imprese, spiegano ampiamente questa revisione al ribasso. Inoltre, il rallentamento più marcato di importanti partner commerciali avrà probabilmente effetti a catena sulla produzione manifatturiera italiana. A seguito della revisione del bilancio nel dicembre 2018, i rendimenti dei titoli sovrani sono diminuiti, ma sono ancora significativamente superiori a un anno fa. Nel 2020, la crescita dovrebbe raggiungere lo 0,8%, grazie a un effetto positivo di riporto e altri due giorni lavorativi nel 2020. Le previsioni non incorporano gli effetti dell’aumento delle imposte indirette previsto nel bilancio 2019 per il 2020.

Il consumo privato è destinato a sostenere la crescita del PIL, favorita da un aumento del reddito disponibile reale dovuto al calo dei prezzi del petrolio e marginalmente sostenuto dall’introduzione del sistema di reddito della cittadinanza, ma in parte attenuato dal peggioramento delle prospettive occupazionali. Per contro, l’investimento delle imprese dovrebbe rallentare bruscamente nel 2019 e rimanere in sordina nel 2020. In seguito alla battuta d’arresto registrata nella prima metà del 2018, le esportazioni hanno recuperato e si stima che si espandano ad un ritmo più vicino a quello della domanda estera nel periodo di previsione. Poiché il rallentamento degli investimenti è destinato ad attenuare la crescita delle importazioni, è probabile che le esportazioni nette forniscano un sostegno marginale alla crescita del PIL. Le prospettive di crescita sono soggette a un’elevata incertezza. Un’economia globale più debole del previsto e l’impatto dell’incremento dell’incertezza delle politiche per la crescita e sulle condizioni finanziarie del settore privato potrebbero portare a un rallentamento più prolungato. L’inflazione al rialzo si prevede moderata nel 2019 sulla scia di prezzi dell’energia più bassi. I prezzi al consumo sono aumentati dell’1,2% nel 2018, ma dovrebbero aumentare di appena l’1,0% quest’anno, per poi risalire all’1,3% nel 2020. L’inflazione di base è destinata a salire gradualmente nel periodo di previsione, in linea con la crescita dei salari.

Contributo alla crescita del PIL italiano

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