RIVOLTA DEL LATTE, I PASTORI TRADITI ANCHE DAL GOVERNO GIALLO-VERDE

Mentre Salvini non fa altro che parlare di migranti i pastori sardi protestano in tutta la Sardegna, bloccando la 131 all’altezza di Giave , blocchi stradali anche nel Nuorese, Ogliastra e Cardedu , automobilisti solidali.

Bloccata anche al squadra del Cagliari in partenza per Milano.

Caro governo giallo-verde dove sono andate a finire tutte le promesse fatte in campagna elettorale?

Era il 2015 Candidati senza voce scriveva;

LA CRISI DEL PREZZO DEL LATTE
– La caduta dei prezzi del latte alla stalla mette in crisi gli allevamenti italiani, ma non porta alcuna riduzione al prezzo al consumo. Il Ministero dell’agricolura non è in grado di scalfire il monopolio delle imprese di distribuzione.- 
– LODI – Sono arrivati in migliaia da tutta Italia alle prime luci dell’alba, “armati” di mucche e trattori, per combattere la “guerra del latte”. Gli allevatori della Coldiretti si sono dati appuntamento a Ospedaletto Lodigiano (Lodi), dove hanno preso d’assedio il centro di distribuzione dei prodotti della multinazionale del latte francese Lactalis, che dopo aver conquistato i grandi marchi nazionali Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli, è diventata il primo gruppo del settore. Mentre scriviamo il blocco è ancora in corso e poco risalto è dato all’evento dalla stampa di regime.
– QUAL E’ IL PROBLEMA? I ricavi totali al litro di latte sono inferiori al costo di produzione per litro da almeno un anno. Gli allevatori sono in perdita e molti hanno già dovuto chiudere gli stabilimenti. L’evento scatenante è stato l’embargo russo sul cibo introdotto nell’Agosto 2014. Comunque la crisi parte da lontano, quando la Commissione Europea (CE) ha ritenuto che il mercato del latte era in espansione a livello mondiale, quindi non vi era più bisogno di “proteggere” gli allevatori. Cosa che poi non si è avverata. Una prima “liberalizzazione” è cominciata già nel 2004 quando la CE ha ridotto il prezzo minimo garantito da 282€ alla tonnellata agli attuali 215€. E’ quindi proseguita nel 2008 con l’incremento delle quote latte, permettendo ai produttori di produrre più latte. Cio’ ha permesso ai prezzi del latte “alla stalla” di oscillare molto più che in passato. Quindi, a fronte di una crisi economica persistente ed all’emargo russo, il ricavo totale, inclusivo del sostegno finanziario europeo, è sceso sotto il costo di produzione. 
A questa crisi dei prezzi alla produzione non ha corrisposto una riduzione di prezzi al consumo. Nel 1983 il prezzo del latte pagato dall’Industria di trasformazione all’allevatore corrispondeva a circa la metà di quello pagato dalla massaia allo scaffale del supermercato. Negli anni successivi, il prezzo medio del latte fresco allo scaffale è stato nel corso del primo semestre 2015 pari ad Euro 1,46, contro un prezzo riconosciuto al produttore di soli Euro 0,36, cioè ben 4 volte di più (Clal.it). E’ evidente che “Lactalis” e le poche imprese casearie e lattifere rimaste impongono il prezzo ai magazzini (Coop, LIDL, ecc.). 
– CONCLUSIONI Ci troviamo di fronte ad un monopolio che il Ministero dell’Agricoltura non riesce a scalfire. In questa situazione si rischia che, se la CE decidesse di aumentare il “prezzo minimo garantito” del latte alla stalla, a tale aumento corrisponderebbe un aumento dei prezzi al consumo. Bella grana che nessun media di regime ha descritto con obiettività e completezza.

http://www.aplpianurapadana.it/?p=295
http://agriregionieuropa.univpm.it/…/la-riforma-della-pac-i…
http://www.ilpost.it/…/embargo-russo-cibi-frutta-verdura-p…/
https://www.rt.com/…/321386-italy-farmers-besiege-tractors/…

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