IN ITALIA I PERSONAGGI SCOMODI HANNO VITA BREVE…

Di Marialuisa Colonna Romano

Il 16/03/1978 fu rapito l’onorevole Aldo Moro. Una persona impegnata a costruire un Paese unito nell’amministrazione dello Stato e delle Istituzioni per tutelare l’interesse generale. Ma le persone che lavorano per UNIRE anche allora davano fastidio sia in Italia sia all’estero. Probabilmente sapeva di essere in pericolo e nonostante tutto aveva perseverato nel suo progetto di Stato democratico, cercando di introdurre metodi di collaborazione e possibilità di convivenza civile tra persone diverse per idee, condizione economica e status sociale. Ma gli egoismi presero il sopravvento e a loro fu permesso di eliminare un uomo così grande per cultura e ideali, ma così scomodo. Da allora è iniziata la parabola discendente dell’Italia verso la divisione sempre più spinta. Dopo tanti anni sarebbe giunto il momento di riaffermare i principi propri di una società civile quali la vera giustizia, la tolleranza, il rispetto e l’attenzione verso tutte le persone. Un immenso grazie a questo uomo sopraffatto dagli egoismi più dannosi per l’umanità e alle persone della sua scorta che hanno sacrificato la propria vita per proteggerlo.

Sono stati – e sono destinati a restare – i 55 giorni più misteriosi dell’intera storia dell’Italia repubblicana. Ancora oggi, a distanza di più di vent’anni, soltanto rievocare il caso Moro vuol dire preparasi ad entrare in un ramificato tunnel di segreti e interro- gativi, di domande senza risposta e di inconfessabili trame. Il tempo che corre non solo ci allontana dalla completa verità sulla strage di via Fani, la lunga detenzione di un uomo politico di primo piano e la sua orrenda fine, ma rende tutto più complesso. Il trascorrere degli anni che sempre più ci fa apparire lontano quel tragico evento, anziché semplificare il quadro di insieme della vicenda, tende ad aggiungere nuovi tasselli ad un mosaico che appare ormai infinito. Aldo Moro, presidente della DC, per almeno vent’anni personaggio centrale della politica italiana, viene sequestrato da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, alla vigilia del voto parlamentare che – per la prima volta dal 1947 – sancisce l’ingresso del partito comunista nella maggioranza di governo. Per rapirlo la sua scorta, composta da cinque uomini, viene sterminata. Il gruppo armato che s’impadronisce di Moro afferma di volerlo processare, per processare tutta la Democrazia Cristiana, forse addirittura non rendendosi conto di aver gettato sulla scena politica nazionale una bomba ad alto potenziale. I 55 giorni in cui Moro sarà detenuto in un “carcere del popolo” apriranno infatti una serie di enormi contraddizioni in seno all’intera classe politica italiana,La fine di Moro è nota: il 9 maggio 1978 Mario Moretti, capo dell’organizzazione armata, lo ucciderà, “eseguendo la sentenza”, così come scritto nell’ultimo comunicato delle BR. Quel colpo di pistola, con tanto di silenziatore, risulta assordante ancora oggi.http://www.misteriditalia.it/casomoro/

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