L’evoluzione del debito pubblico italiano

Pochi grafici come quello che segue sono in grado di sintetizzare lo sfacelo dei conti pubblici italiani, dimostrando altrettanto chiaramente che l’Unione Europea e l’Euro non c’entrano nulla.

E’ dapprima interessante notare come negli anni del dopoguerra (lunghe barre negative verso il basso) il debito fosse pressappoco stabile.

E’ solo all’apice del boom, alla fine degli anni sessanta del novecento, quando le linee grigie iniziano a rallenare che quelle rosse fanno la loro comparsa.
Le linee rosse rappresentano il disavanzo, il costo della macchina pubblica che inizia pesare più de gettito.

Dapprima, negli anni 70, l’inflazione sembrava la misura corretta per la soluzione in tempi brevi del problema, che però è nel frattempo diventato strutturale. La macchina statale ha continuato a crescere, ma non così il PIL, se non per un breve periodo negli anni ottanta e nel frattempo gli interessi sono diventati elefantiaci.

Il risultato è la successiva crescita incontrollata di interessi che portò a drastici tagli di disavanzo negli anni novanta, dimostratisi peraltro insufficienti alla risoluzione del problema.

Questo almeno fino alla metà degli anni duemila, in cui crisi globale ha trasformato la crescita in decrescita e successivamente riavviato il processo di indebitamento dello Stato italiano.

Ed è questo l’aspetto più curioso della situazione italiana. La risposta ad un periodo di ristrettezze, che per tutti è un certo periodo di sacrifici, per gli Italiani si è tramutato in un aumento della spesa pubblica e degli interessi a tal punto che la ripresa (linee grigie verso il basso a destra) non è sufficiente a pagare l’aumento di costi.

In pratica, come negli anni sessanta, c’é una intera classe politica che ha deciso di crescere sulle spalle del bilancio interno e consumarlo oltre ogni possibilità.

E’ chiaro che più tempo si passa a spendere a debito, maggiore sarà il sacrificio che servirà per ripagarlo, ma questo sembra non toccare gli Italiani che continuano a “voler stare bene” sperando che qualcun altro paghi il loro conto.

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